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Vita

Sergio Bambarén – Sognatore?

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«Sognatore?»
«Sì, amica mia?»
«Io un giorno morirò come le stelle?»
«Vorrei poterti dire di no, ma succederà.»
«E tu? Anche tu morirai?»
«Eh, sì.»
«Perché dobbiamo morire quando la vita è così bella?»
«Un uomo geniale e semplice affermò che la morte è la migliore invenzione della vita, perché spazza via il vecchio per far spazio al nuovo. Quest’uomo, Steve Jobs, ha rivoluzionato il nostro modo di comunicare. L’ho ammirato, tuttavia non sono mai stato d’accordo con questa sua asserzione.»
«Perché?»
«Perché ogni giorno che passa sono sempre più convinto che sia impossibile scoprire tutti i meravigliosi tesori dell’universo in una singola breve vita. Io mi considero fortunato, perché sento di averne vissute cento nell’arco di una sola. Ma, Chiqui, vorrei tanto poter vivere in eterno.»
«Però dovremo morire, che ci piaccia o no», concluse Chiqui con tristezza.
«Non ho scritto io le regole, amica mia. Tutto quel che possiamo fare è vivere il tempo che ci è dato ...

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Paul Kalanithi – Lettera a mia figlia

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Durante la scuola di specializzazione c’è un detto: i giorni durano a lungo, ma gli anni sono brevi.
Durante il tirocinio in neurochirurgia le giornate di solito iniziano poco prima delle 6 del mattino e finiscono al termine dell’intervento che dipende, in parte, da quanto sei stato veloce in sala operatoria.
L’abilità di uno specializzando in chirurgia solitamente viene valutata in base alla sua tecnica e alla sua velocità.
Non puoi essere indeciso, né lento.
Dalla prima sutura chirurgica in poi, mettici troppo tempo cercando di essere preciso e il tuo tutore annuncerà “Sembra che abbiamo un chirurgo plastico tra noi!”. Oppure dirà: “Ho capito la tua strategia – quando avrai finito di cucire la parte superiore della ferita, quella inferiore sarà guarita da sola. Metà del lavoro – brillante!”
Uno specializzando capo consiglierà alle matricole di “Imparare ad essere veloci – potete diventare bravi dopo”.
Gli occhi di tutti sono sempre sull’orologio.
Per il bene del paziente: da quanto ...

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Omraam Mikhaël Aïvanhov – Ogni anno tutto ..

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Già all’avvicinarsi della primavera, si sente tutta una vita che si risveglia: i fiori, gli alberi, gli uccelli…
È una nuova onda che irrompe nella natura.
Ecco uno dei fenomeni più straordinari: il rinnovamento.
Ogni anno tutto si rinnova… tutto tranne gli esseri umani!
Loro, gli umani, rimangono gli stessi, non pensano a mettersi all’unisono con quel rinnovamento; si direbbe che si siano barricati.
Perché non fanno lo sforzo di aprirsi, di aprire in loro porte e finestre affinché quella vita possa pervaderli, impregnarli?
Alcuni diranno: «Ma per noi è finita, siamo vecchi. La primavera è per i giovani…».
Ragionando così, si isolano dalle sorgenti della vita e invecchieranno sempre più velocemente.
Tutti devono andare di pari passo con il rinnovamento, non c’è distinzione tra giovani e vecchi.
Avete mai sentito i vecchi alberi dire: «Oh, sapete, noi abbiamo già superato l’età in cui fiorire e rinverdire; ora queste cose le lasciamo ai giovani»?
No, anche loro in primavera si ...

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Sergio Bambarén – Non si poteva vivere

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Non si poteva vivere senza correre alcun rischio, e il sognatore immaginava che se gli fosse successo qualcosa, sarebbe stato il modo migliore di andarsene.
Rammentava una frase che aveva letto tanto tempo prima: «Essere te stesso in un mondo che cerca costantemente di trasformarti in qualcosa di diverso è il più grande successo che tu possa conseguire».

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Massimo Bisotti – E allora ti dico sbrigati

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E allora ti dico sbrigati, sbrigati a dimenticare, perché se non dimentichi subito non dimentichi più.
E non importa se la vita va avanti, se ogni cosa ti ricorda che certe cose non possono funzionare.
Se non dimentichi subito, certi ricordi ti tornano a cercare.
Sono momenti impensabili, tu nemmeno lo immagini che possa succedere.
Perché tanto la vita non ti ridà mai indietro un’altra occasione identica.
Te ne dà tante altre ma non una identica.

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Anonimo – San Valentino

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Il mio dolce marito, John, ed io, eravamo sposati da quarantasei anni.
Ogni giorno di San Valentino lui era solito mandarmi i più bei fiori con un biglietto con cinque semplici parole: “Il mio amore per te cresce”.
Quattro figli, quarantasei bouquets e una vita d’amore furono l’eredità che mi lasciò quando morì due anni fa.
Il mio primo San Valentino sola, dieci mesi dopo averlo perso, fui scioccata nel ricevere un meraviglioso bouquet indirizzato a me…da John.
Arrabbiata e con il cuore spezzato, chiamai il fiorista dicendo che c’era stato un errore.
Il fiorista replicò: “No, madame, non è un errore. Prima che morisse, suo marito pagò per molti anni e chiese a noi di garantirgli che questi bouquet le sarebbero stati regalati ogni anno a San Valentino.”
Con il cuore in gola, riattaccai il telefono e lessi il biglietto.
Diceva: “Il mio amore per te è eterno”.

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