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Vecchiaia

Gabriel García Márquez – C’era una stella

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C’era una stella sola e limpida nel cielo di rose, un battello lanciò un addio sconsolato, e sentii in gola il nodo gordiano di tutti gli amori che avrebbero potuto essere e non erano stati.

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LeAnn Thieman – Quei cari vecchietti

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All’età di novantadue anni nonna Fritz viveva ancora nella sua vecchia casa di campagna a due piani, preparava le fettucine fatte in casa e faceva il bucato con il vecchio strizzatoio nello scantinato. Sempre da sola coltivava anche il suo orto, grande abbastanza da sfamare tutta la contea di Bentos, usando soltanto una zappa e una vanga. I suoi figli settantenni la sgridavano affettuosamente quando insisteva per tagliare l’erba del grande prato davanti casa con la sua vecchia e antiquata falciatrice.
“Ma faccio questi lavori solo al mattino presto o la sera, quando è più fresco” spiegava la nonna, “e mi metto sempre il cappello”.
I suoi figli provarono un certo sollievo quando vennero a sapere che la nonna aveva cominciato a partecipare ai pranzi del centro anziani della zona.
“Si” ammise la nonna mentre sua figlia annuiva soddisfatta. “Cucino per loro. Sai, quei cari vecchietti sono così contenti!”.

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Margaret Mazzantini – Sua nonna pianse

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Sua nonna pianse.
Il suo viso anziano si mise a navigare e sembrava non volersi asciugare mai più.
Fu una scena bruttissima.
Pensò che era incredibilmente ingiusto guardare un vecchio piangere.
Più ingiusto di qualsiasi cosa al mondo.

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Alda Merini – Il sole dei vecchi

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Il sole dei vecchi è un sole stanco.
Trema come una stella e non si fa vedere, ma solca le acque d’argento dei notturni favori.
E tu che hai le mani piene d’amore per i vecchi, sappi che sono fanciulli attenti al loro pudore.

 

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Bruno Ferrero – Siamo tutti pieni di ferite ..

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Ogni giorno, un contadino portava l’acqua dalla sorgente al villaggio in due grosse anfore che legava sulla groppa dell’asino, che gli trotterellava accanto.
Una delle anfore, vecchia e piena di fessure, durante il viaggio, perdeva acqua.
L’altra, nuova e perfetta, conservava tutto il contenuto senza perderne neppure una goccia.
L’anfora vecchia e screpolata si sentiva umiliata e inutile, tanto più che l’anfora nuova non perdeva l’occasione di far notare la sua perfezione: “Non perdo neanche una stilla d’acqua, io!”.
Un mattino, la vecchia anfora si confidò con il padrone: “Lo sai, sono cosciente dei miei limiti. Sprechi tempo, fatica e soldi per colpa mia. Quando arriviamo al villaggio io sono mezza vuota. Perdona la mia debolezza e le mie ferite”.
Il giorno dopo, durante il viaggio, il padrone si rivolse all’anfora screpolata e le disse: “Guarda il bordo della strada”.
“È bellissimo, pieno di fiori”.
“Solo grazie a te”, disse il padrone. “Sei tu che ogni giorno innaffi il bordo ...

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Carlos Drummond De Andrade – È molto tempo ..

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È molto tempo, si, che non ti scrivo.
Sono invecchiate tutte le notizie.
Sono invecchiato anch’io: guarda, in rilievo, questi segni su di me, non delle carezze (così leggere) che mi facevi in viso: sono ferite, spine, sono ricordi lasciati dalla vita al tuo bambino, che al tramonto perde la sapienza dei bambini.
La mancanza che ho di te non è tanto all’ora di dormire, quando dicevi “Dio ti benedica”, e la notte si spalancava in sogno.
E quando, allo svegliarmi, vedo a un angolo la notte accumulata dei miei giorni, e sento che sono vivo, e che non sogno.

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