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Stanchezza

Mark Strand – Quando ho compiuto cent’anni

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Quando ho compiuto cent’anni
Volevo partire per un immenso viaggio, viaggiando giorno e notte entro l’ignoto finché, dimenticando il mio antico sé, non fossi entrato in possesso di un sé nuovo, uno che magari mi era sfuggito in uno dei miei viaggi precedenti.
Ma fare il primo passo era al di là delle mie forze.
Me ne stavo sdraiato a letto, incapace di muovermi, meditando, come si fa alla mia età, sulla natura della malinconia – su come s’insinua nello spirito, come disincarna la volontà, su come confina i sensi nel gelo del crepuscolo, su come persino le migliori e le peggiori intenzioni avvizziscono nella sua morsa.
Io continuavo a fissare il soffitto, poi d’improvviso sentii un getto d’aria fredda, e scomparvi

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James Rhodes – Ma il dato inconfutabile ..

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Ma il dato inconfutabile è che la musica mi ha letteralmente salvato la vita, come credo abbia fatto con una miriade di altre persone.
Dona compagnia quando c’è solitudine, comprensione quando c’è confusione, consolazione quando c’è disperazione, ed energia pura e incontaminata quando non sei che un guscio vuoto, affranto e senza forze.

QUI la versione originale Inglese

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Mark Strand – Spossatezza al tramonto

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Il cuore vuoto rientra a casa dopo una giornata piena in ufficio.
E cosa può fare il cuore vuoto se non svuotarsi del vuoto.
Spazzare via ciò che non si può spazzare via richiede uno sforzo mentale, l’impegno infruttuoso di facoltà già oberate da un peso.
Povero cuore vuoto, precocemente invecchiato, come lotta per fare ciò che la mente gli dice di fare.
Ma la lotta non porta a niente.
Il cuore vuoto non può eseguire gli ordini della mente.
Se ne sta seduto al buio, a fantasticare, e il vuoto si accresce.

QUI la versione Inglese originale

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Mark Strand – Notturno del poeta..

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Notturno del poeta che amava la luna
Mi sono stancato della luna, stancato di quell’aria attonita, del ghiaccio azzurro del suo sguardo, dei suoi arrivi e delle sue partenze, del modo in cui avviluppa amanti e solitari sotto le sue ali invisibili, senza saperli distinguere.
Mi sono stancato di così tante cose che un tempo mi incantavano, sono stanco di guardare l’ombra delle nuvole passare sull’erba illuminata dal sole, di vedere i cigni che scorrono avanti e indietro sul lago, di scrutare nel buio, sperando di trovare l’immagine di un sé ancora non nato.
Lasciamo che la semplicità penetri l’occhio, semplicità come un tavolo su cui non è apparecchiato niente, come un tavolo che ancora non è nemmeno un tavolo.

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