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Insegnare

Erik Orsenna – I negozi sono gestiti ..

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I negozi sono gestiti dalla tribù degli aggettivi .
Osserviamo la scena, senza fare rumore (altrimenti le parole si spaventeranno e scapperanno volteggiando in ogni senso; non le rivedremo per molto tempo).
Il nome femminile ‘casa’ apre la porta, preceduto da ‘la’, il suo articolo col campanello.
«Buongiorno, mi sento troppo sempliciotta, vorrei abbellirmi un po’».
«Abbiamo tutto ciò che le serve nei nostri scaffali» dice il direttore sfregandosi già le mani al pensiero del buon affare.
Il nome ‘casa’ comincia a provare.
Quanta perplessità! Com’è difficile decidere! Questo aggettivo o quello? La casa s’interroga.
La scelta è così ampia! Casa ‘azzurra’, casa ‘alta’, casa ‘fortificata’, casa ‘colonica’, casa ‘famigliare’, casa ‘fiorita’? Gli aggettivi girano attorno alla casa-cliente con arie da seduttori, per farsi adottare.

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Alessandro D’Avenia – Quel poeta era, in poche parole, impazzito.

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Quel poeta era, in poche parole, impazzito.
Oppure, e questo lo aveva affascinato ancora di più, era ormai libero dal tempo e dallo spazio, e la poesia gli consentiva di sentire il ritmo delle cose del mondo, in ogni tempo e in ogni uomo.
La libertà, la gratuità, la fiducia di quelle sere silenziose, gravide di un futuro non prestabilito, lo avevano convinto a diventare professore.
O pazzo, che è lo stesso.
Avrebbe fatto la fame, ma per fortuna c’erano le ripetizioni in nero.
Il mercato degli ignoranti è come quello dei morti: non conosce flessioni.

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Alessandro D’Avenia – Voleva che i suoi alunni penetrassero nel mondo

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Voleva che i suoi alunni penetrassero nel mondo in cui lui entrava tutte le volte che leggeva l’Odissea; che sentissero il profumo amaro del mare, l’odore acre del sangue, le lacrime di una madre, il sudore di un padre che torna a casa.
Voleva condurli dove solo la letteratura sa portarti: nel cuore delle cose del mondo, quando furono fondate e se ne perse il codice.
E l’arte è il codice che rende visibili le cose che tocchiamo tutti i giorni, che proprio perché le tocchiamo troppo diventano opache, abusate, invisibili.

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Alessandro D’Avenia – Quella che comincia oggi con quest’ora

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Quella che comincia oggi con quest’ora è una storia di cinque anni, fatta di quei numeri lì.
Ogni anno scolastico è fatto di duecento giorni e mille ore.
Riuscite a immaginarlo? Cinquemila ore, mille giorni, cinque anni.
È il tempo che passerete al liceo, salvo imprevisti per coloro che si appassioneranno in modo eccessivo ad alcune materie e avranno voglia di ripeterle…
Tutto questo tempo dovrà servirvi a qualcosa.
Altrimenti l’unico scopo si ridurrà ad assolvere un dovere.
Non avete più l’età per fare le cose semplicemente perché ve le dicono i vostri genitori.
Fino a oggi hanno deciso tutto loro.
Ora è venuto il momento di prendere le vostre decisioni.
A questo servono i cinque anni di liceo.

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Alessandro D’Avenia – A questo servono i cinque anni di liceo.

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A questo servono i cinque anni di liceo.Un tempo magico, in cui potrete dedicarvi a cose che probabilmente non farete più nella vostra vita.
Un tempo per scoprire chi siete e che storia siete venuti a raccontare su questa Terra.
Non sopporto di vedere ragazzi che finiscono la scuola e non sanno se andare a lavorare o scegliere una facoltà universitaria o quale scegliere.
Significa che hanno buttato quelle cinquemila ore, quei mille giorni.
L’unico modo che abbiamo per scoprire la nostra storia è conoscere quelle degli altri: reali e inventate.
E noi faremo questo con la letteratura.
Solo chi legge e ascolta storie trova la sua.
Quindi quello che oggi comincia è un viaggio con queste coordinate temporali e questo mare da navigare.

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