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Mario Giordano – La scuola elementare di oggi

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«La scuola elementare di oggi è un po’ così: aggiunge tanti progetti e innovazioni anche quando non servono, perdendo di vista gli obiettivi veramente necessari».
E ricorda:
«Mentre sostituivo un collega assente in quarta ho letto in un quaderno: “Questano o fatto l’educazione stradale e l’informatica e un’importante corso sullalimentazione”.
E un po’ di ortografia, no?».

(Ilaria Rabusin – Ho gettato la spugna. Confessioni tragicomiche di una maestra elementare)

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Erik Orsenna – C’era una volta.

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«C’era una volta.
La frase magica che, ogni giorno, dall’infanzia alla morte, ci porta in viaggio.
C’era una volta.
Le quattro parole che danno inizio alle nostre partenze più belle.
Ecco perché mormorare “c’era una volta” è come issare la vela.
Pagina bianca, vela bianca.
Ci imbarchiamo nelle parole o sul mare.
Davanti a noi, gli orizzonti misteriosi».

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Mario Giordano – una scuola piena di lagune

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Ma sicuro, come no: è una scuola piena di lagune.
Dove la protesta si estende a macchia d’occhio.
Dalla finestra entrano spigoli d’aria.
Mi scusi, ho perso le stoffe.
Era in preda ai fiumi dell’alcol ed è rimasto morto stecchino.
Quel dossier? È tropp secret.
Dentro il panettone? C’è l’uva passera.
Fu un incendio goloso.
In piazza la gente arrivava a frottole.
Luterò, anziché la tonaca, getta la monaca…
E allora lui disse: muoia Sansone con tutti i Piagnistei.
Se non avete capito, peggio per voi: a mio parere questo ragionamento non fa una griglia.
E la verità, lo sapete, viene sempre a palla.
Il positivismo affonda le narici in Inghilterra, scrive uno studente.
Una questione d’olfatto?
I nazisti, come simbolo, adottarono la spastica.
E Siracusa era un’importante città della mangiagrecia.
Su Internet c’è un forum del mensile «Focus» dedicato proprio a raccogliere le castronerie degli studenti.

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Erik Orsenna – È il mestiere più difficile ..

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Ci ho messo un po’, ho imparato soltanto pian piano a riconoscere le tribù principali che compongono il popolo delle parole.
Infatti le parole si organizzano in tribù, come gli umani.
E ogni tribù ha il suo mestiere.
Il primo mestiere è quello di indicare le cose.
Vi è già capitato di visitare un orto botanico? Davanti a tutte le piante rare c’è un cartellino, un’etichetta.
Ecco il primo mestiere delle parole: mettere su tutte le cose del mondo un’etichetta per raccapezzarsi.
È il mestiere più difficile.
Sono così tante, le cose, e così complesse, e cambiano senza posa! Eppure, per ciascuna bisogna trovare un’etichetta.
Le parole incaricate di questo difficile compito si chiamano nomi.
La tribù dei nomi è la tribù principale, la più numerosa.
Ci sono nomi maschi, che sono i maschili, e nomi femmine, che sono i femminili.
Ci sono nomi che etichettano gli umani: sono i nomi di persona.
Per esempio, le Giovanne non sono i ...

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Erik Orsenna – Mentre Enrico parlava

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Mentre Enrico parlava, un pronome, ‘costoro’, si alzò dalla panca e balzò su un nome plurale che passava tranquillo preceduto dal suo articolo, ‘i calciatori’.
In un attimo, ‘i calciatori’ erano scomparsi, come inghiottiti da ‘costoro’.
Persa ogni traccia dei calciatori, ‘costoro’ li aveva sostituiti.
Non credevo ai miei occhi.
«Vedete, i pronomi non sono soltanto presuntuosi. Possono rivelarsi violenti. A forza di aspettare una supplenza, capita che si spazientiscano ».

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Seneca – Non avrai più paura

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«Non avrai più paura» egli dice «se avrai cessato di sperare.»
Obietterai: «Come possono stare insieme due sentimenti così diversi?»
Eppure è così, caro Lucilio: sono strettamente congiunti, anche se sembrano fra loro in contrasto.
Come la stessa catena unisce il prigioniero e la guardia, così codesti sentimenti tanto dissimili vanno insieme: la paura tiene dietro alla speranza.
Né ciò mi meraviglia: l’una e l’altra tengono l’animo sospeso, l’una e l’altra lo rendono ansioso nell’attesa del futuro.
L’una e l’altra scaturiscono dal fatto che non ci adattiamo al presente, ma proiettiamo i nostri pensieri nel futuro.
Perciò la facoltà di prevedere l’avvenire, che è una delle più nobili doti dell’uomo, si rivolge in suo danno.
Le bestie fuggono i pericoli che vedono, ma, una volta che li hanno evitati, stanno tranquille.
Noi siamo in ansia sia per il futuro che per il passato.
Molte nostre qualità possono nuocerci: la memoria infatti ci rinnova il tormento della passata paura e ce ...

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