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Guerra Lotta

Etienne de La Boëtie – Gli uomini coraggiosi ..

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Gli uomini coraggiosi per conquistare il bene che desiderano non temono di affrontare il pericolo; la gente intraprendente non rifiuta la fatica.
Invece gli uomini deboli e pressoché storditi non sanno né sopportare il male, né ricercare il bene, limitandosi a desiderarlo.
La debolezza del loro animo toglie loro l’energia per arrivare al bene; mantengono solo quel desiderio che è insito nella natura umana.
Questa aspirazione è comune ai saggi e agli ignoranti, ai coraggiosi ed ai pusillanimi e fa sì che essi continuino ad avere il desiderio di tutte quelle cose che li potrebbero rendere felici. In una sola cosa, non so come mai, sembra che la natura venga meno così che gli uomini non hanno la forza di desiderarla: si tratta della libertà, un bene così grande e dolce che una volta perduto vengono dietro tutti i mali, mentre tutti i beni che solitamente l’accompagnano, corrotti dalla servitù, non hanno più né gusto né sapore.
È così che ...

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Sergio Bambarén – Aveva cercato di..

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Aveva cercato di apprendere il più possibile dalle tragedie che troppi esseri umani vivono sulla propria pelle: le guerre, la crudeltà, l’indifferenza verso chi soffre.
Aveva capito l’importanza delle cose semplici e quanto sia facile perdersi conformandosi alla massa e inserendosi in un ambiente dove ognuno pensa solo a se stesso.
E si era reso conto che tutte le ideologie e le religioni sono elaborate costruzioni campate in aria.
Perché tante inutili complicazioni? Alla fine, si potrebbe ridurre tutto a due frasi pronunciate da uno degli uomini più saggi mai esistiti, Gesù di Nazareth.
«Amatevi l’un l’altro come io ho amato voi», disse ai suoi discepoli. E quando lo crocifissero per un peccato che non aveva commesso, ebbe ancora la forza e l’amore per chiedere a Dio: «Perdonali, Padre, perché non sanno quello che fanno».
L’amore e il perdono: strumenti gemelli il cui uso porta a una vita libera da pregiudizi, invidia, amarezza e dai sentimenti negativi che impoveriscono l’esistenza ...

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Svetlana Aleksievič – Una volta Dostoevski ..

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Una volta Dostoevskij si pose questo interrogativo: “
Come potremo mai giustificare il mondo, la nostra felicità e l’armonia eterna se in loro nome, nel nome della solidità dei fondamenti sui quali riposano, si dovrà versare sia pure una sola lacrima di bambino?”
E si rispose:
“Nessun progresso, nessuna rivoluzione, nessuna guerra potrà mai valere anche quella sola lacrima. Essa peserà per sempre.”
Quella sola piccola lacrima…

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Erri De Luca – Izet Sarajlic – Non sono nemico

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Non sono nemico di nessun popolo.
Non considero amica nessuna bomba, non considero nemico nessun ferito.
È un lusso, lo so, non sono stato messo alla prova da nessuna guerra.
Però così stanno le mie cose: amo ogni popolo e nessun governo.
E ho schifo di vedere il mio paese coinvolto in questo e ho schifo di sentire la giustificazione: per scopi umanitari.

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Arjun Appadurai – Così vicini, eppure così lontani

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Viviamo in un mondo in cui siamo al tempo stesso troppo vicini e troppo lontani gli uni dagli altri.
Siamo troppo vicini perché le forze della globalizzazione, della guerra, della spartizione e dei media producono quegli “effetti-farfalla” grazie ai quali ritroviamo ogni giorno, davanti agli occhi e davanti alla porta di casa, anche le cose più lontane.
Per esempio, riceviamo notizie di guerre in Paesi stranieri, di attentati suicidi in luoghi remoti; da regioni lontane del pianeta ci giungono immagini di sofferenze e di emergenze e, con minor frequenza, di speranze e di conquiste realizzate.
Siamo troppo vicini anche perché spesso, a causa delle migrazioni per motivi di lavoro, dello sradicamento, del traffico di esseri umani e di un turismo disinvolto, quelli che un tempo per noi erano forestieri oggi abitano alla porta accanto.
Siamo troppo vicini, infine, perché con l’espansione delle nostre città viviamo gomito a gomito con lingue, abiti, cibi e stili corporei stranieri: la geografia della nostra ...

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Primo Levi – Se questo è un uomo

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Come mia indole personale, non sono facile all’odio.
Lo ritengo un sentimento animalesco e rozzo, e preferisco che invece le mie azioni e i miei pensieri, nel limite del possibile, nascano dalla ragione; per questo motivo, non ho mai coltivato entro me stesso l’odio come desiderio primitivo di rivalsa, di sofferenza inflitta al mio nemico vero o presunto, di vendetta privata.
Devo aggiungere che, a quanto mi pare di vedere, l’odio è personale, è rivolto contro una persona, un nome, un viso: ora, i nostri persecutori di allora non avevano viso né nome, lo si ricava da queste stesse pagine: erano lontani, invisibili, inaccessibili.
Prudentemente, il sistema nazista faceva sì che i contatti diretti fra gli schiavi e i signori fossero ridotti al minimo.
[…]
Del resto, nei mesi in cui questo libro è stato scritto, e cioè nel 1946, il nazismo e il fascismo sembravano veramente senza volto: sembravano ritornati al nulla, svaniti come un sogno mostruoso, giustamente e ...

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