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Comportamento

Jorge Bucay – L’elefante incatenato

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Quando ero piccolo adoravo il circo, mi piacevano soprattutto gli animali.
Ero attirato in particolar modo dall’elefante che, come scoprii più tardi, era l’animale preferito di tanti altri bambini.
Durante lo spettacolo quel bestione faceva sfoggio di un peso, una dimensione e una forza davvero fuori dal comune.
Ma dopo il suo numero, e fino ad un momento prima di entrare in scena, l’elefante era sempre legato ad un paletto conficcato nel suolo, con una catena che gli imprigionava una delle zampe.
Eppure il paletto era un minuscolo pezzo di legno piantato nel terreno soltanto per pochi centimetri.
E anche se la catena era grossa e forte, mi pareva ovvio che un animale in grado di sradicare un albero potesse liberarsi facilmente di quel paletto e fuggire.
Era davvero un bel mistero.
Che cosa lo teneva legato, allora?
Perché non scappava?
Quando avevo cinque o sei anni nutrivo ancora fiducia nella saggezza dei grandi.
Allora chiesi a un maestro, a ...

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Alexandre Jollien – Descrivimi un po’ gli educatori ..

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Socrate: Descrivimi un po’ gli educatori che ti hanno aiutato, quelli che hai apprezzato!
Alexandre: Ci volevano bene.
Avevano fiducia in noi, nelle nostre possibilità.
Senza pretese di padroneggiare tutto, coscienti che molti elementi sfuggivano loro, si mostravano modesti.
Più pragmatici degli altri,  non riducevano la realtà a schemi vuoti, a futili teorie.
Si comportavano come filosofi, lasciandosi guidare dalla realtà, cercando molto semplicemente di capirci, ma nel miglior modo possibile.
Socrate: Sii più concreto.
Alexandre: Matthieu, per esempio, un carpentiere riciclato come educatore, gestiva i problemi con semplicità.
Da uomo pratico affrontava le difficoltà una alla volta.
Matthieu aveva una visione originale dell’educazione.
Accordandoci fiducia, ci invitava a scoprire le nostre illusioni, le nostre inclinazioni, le nostre debolezze.
Come te, riteneva che ciascuno avesse in sé le soluzioni e che si trattasse semplicemente di portarle alla luce.
Matthieu non sosteneva una teoria astratta, esteriore al soggetto: ridestava in noi un sapere, delle potenzialità intorpidite.
Socrate: Ecco una bella definizione ...

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Sylvia Plath – Fammi essere forte

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Fammi essere forte, forte di sonno e di intelligenza e forte di ossa e di fibra; fammi imparare, attraverso questa disperazione, a distribuirmi: a sapere dove e a chi dare, a riempire i brevi momenti e le chiacchiere casuali di quell’infuso speciale di devozione e amore che sono le nostre epifanie.
A non essere amara.
Risparmiamelo il finale, quel finale acido citrico aspro che scorre nelle vene delle donne in gamba e sole.
Non farmi disperare al punto da buttar via il mio onore per la mancanza di consolazione; non farmi nascondere nell’alcol e non permettere che mi laceri per degli sconosciuti; non farmi essere tanto debole da raccontare agli altri come sanguino dentro; come giorno dopo giorno gocciola, si addensa e si coagula.

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Sergio Bambarén – Non si poteva vivere

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Non si poteva vivere senza correre alcun rischio, e il sognatore immaginava che se gli fosse successo qualcosa, sarebbe stato il modo migliore di andarsene.
Rammentava una frase che aveva letto tanto tempo prima: «Essere te stesso in un mondo che cerca costantemente di trasformarti in qualcosa di diverso è il più grande successo che tu possa conseguire».

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Zygmunt Bauman – Fino a quando le relazioni ..

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Fino a quando le relazioni sono viste come investimenti redditizi, come garanzie di sicurezza e soluzioni ai tuoi problemi, non c’è via di scampo: testa perdi, croce vince l’altro.
La solitudine genera insicurezza, ma altrettanto sembra fare la relazione sentimentale.
In una relazione, puoi sentirti altrettanto insicuro di quanto saresti senza di essa, o anche peggio.
Cambiano solo i nomi che dai alla tua ansia.

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John Maxwell Coetzee – L’affermazione secondo cui..

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L’affermazione secondo cui il nostro mondo dev’essere diviso in entità economiche in competizione perché questo è ciò che la sua natura richiede, è astrusa.
Le economie competitive esistono perché noi abbiamo deciso di dare loro questa forma.
La competizione è un surrogato sublimato della guerra.
La guerra non è affatto inevitabile.
Se vogliamo la guerra, possiamo scegliere la guerra; ma se vogliamo la pace, possiamo ugualmente scegliere la pace.
Se vogliamo la rivalità, possiamo scegliere la rivalità; ma possiamo anche decidere per un’amichevole cooperazione.

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