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Seneca – È povero non chi possiede poco

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È povero non chi possiede poco, ma chi brama avere di più.
Che conta quanto uno abbia nella cassaforte o nei granai, quanti armenti abbia al pascolo o quanto gli rendano i crediti, se pensa sempre alla ricchezza altrui e fa calcoli, non su quello che possiede, ma su quello che vorrebbe acquistare?
Mi chiedi quale sia il giusto limite della ricchezza.
Avere anzitutto l’indispensabile, poi ciò che basta.

LETTERA 2 – “La lettura che giova” “L’arte di vivere”

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Seneca – Ma il vero bene …

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Ma il vero bene che non muore, stabile ed eterno, è costituito dalla saggezza e dalla virtù: questo bene è l’unica cosa immortale avuta in sorte dai mortali.
Eppure essi sono così insensati e dimenticano tanto facilmente il destino mortale verso cui sono spinti giorno per giorno, che si meravigliano se perdono qualcosa, quando un giorno dovranno perdere tutto.
Qualunque sia l’oggetto di cui sei riconosciuto padrone, esso è accanto a te, ma non è tuo.
Non vi può essere nulla di stabile per chi è instabile; niente di eterno e di durevole per chi è fragile.
È inevitabile la morte, come è inevitabile la perdita dei beni; anzi, a ben comprendere, questo è motivo di conforto.
Sappi abbandonare tutto serenamente, poiché devi morire.

Lettera 98

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Giovenale – Il primo castigo

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Il primo castigo del colpevole è che non potrà mai essere assolto dal tribunale della sua coscienza.

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Seneca – Ricordati che …

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Ricordati che è importante vivere bene, non vivere a lungo; e che spesso vive bene chi non vive a lungo.

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Seneca – Che faremo dunque …

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Che faremo, dunque, di fronte alla perdita dei beni?
Ci ricorderemo di essi e impediremo che con essi vadano perduti anche i frutti che ne abbiamo ricavato.
Se ci è tolto il possesso, non può esserci tolto il ricordo di esso.
È veramente ingrato chi, dopo aver perduto una cosa, non si considera in debito per averla posseduta.
Il caso, anche quando ci toglie una cosa, ci lascia tuttavia quei vantaggi che la cosa ci ha dato; ma noi, con i nostri ingiusti rimpianti, perdiamo anche quei vantaggi.

Lettera 98

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Seneca – Ecco il nostro errore: vediamo la morte davanti

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Ecco il nostro errore:
vediamo la morte davanti a noi e invece gran parte di essa è già alle nostre spalle:
appartiene alla morte la vita passata.

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