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Aurora Stella – Mi stiracchio pigramente

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Mi stiracchio pigramente e vado a strofinare il muso contro quello del ragazzo con il quale ho condiviso il pasto e il pezzo di prato.
”Stupido turista” penso tra me.
Quel bietolone di un umano si è addormentato come un salame e adesso l’ombra degli alberi non lo proteggerà più.
“ Lo faccio solo perché mi hai dato da mangiare” continuo nei miei pensieri chiamandolo con le fusa. Sbadigliando il ragazzo finalmente si sveglia “Era ora cacchio!” penso “ Te se potevano rubà tutto intero e manco te ne accorgevi”continuo fissandolo.
Dopo essersi ripreso, si mette a sedere e accarezza l’erba verde di villa Borghese cercando di fare mente locale su dove sia. “Non ce stai a capì ancora niente eh? Te credo! Magna n’antro pochetto e schioppi!” gli dico, continuando a lisciarmi sulla sua gamba.
Sono un nobile randagio romano, dal pelo grigio striato e un occhio cieco, veterano di mille battaglie, e se continuo a strofinarmi sulla sua ...

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Carmelo Bene – Alas, poor Yorick

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Alas, poor Yorick ! Era un ragazzo di un umorismo infinito, mio fratello.
Stessa madre per nove mesi.
Fu qualcuno.
Aveva un Ego minuzioso e scaltro.
Si prendeva per qualcuno.
E adesso niente, niente, niente, niente, nemmeno il suo sonnambulismo.
Qui, proprio qui, c’era una lingua che biascicava « Good night, ladies ; good night, sweet ladies ! good night, good night ! ».
Cantava.
Ha sbadigliato? Ha arrossito? Orrido, orrido, orrido.
Mi restano forse ancora vent’anni, trent’anni da campare e poi verrà il mio turno, com’è venuto per altri.
O Tutto! O che sventura non esserci più! Sì, voglio andarmene via domani e informarmi per tutto il mondo dei più adamantini procedimenti d’imbalsamazione.
Ah, tutto è bene quello che non finisce mai.
Come mi annoio superiormente! E allora che aspetto qui? La morte? Come? Io morire? Ma via, andiamo! Io morire? Ma andiamo! Sì, d’accordo, si muore, ma non essere più, non esserci più! Parole, parole, parole.
Ma ...

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James Rhodes – Music has, quite literally ..

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Music has, quite literally, saved my life and, I believe, the lives of countless others.
It provides company when there is none, understanding where there is confusion, comfort where there is distress, and sheer, unpolluted energy where there is a hollow shell of brokenness and fatigue.

HERE the Italian version

 

James Rhodes: Piano Man

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Sogyal Rinpoche – Le incredibili qualità ..

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Scrive Patrul Rinpoche: “Le incredibili qualità dei grandi esseri che tengono celata la propria natura sfuggono alle persone ordinarie come noi, a dispetto degli sforzi per indagarli.
Al contrario, qualunque ciarlatano è abilissimo nell’ingannare gli altri comportandosi come un santo.”
Se Patrul Rinpoche poteva scrivere queste parole nel Tibet del secolo scorso, quanto sarà più vero nel caos del contemporaneo supermercato spirituale!

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Nietzsche – Così parlò Zarathustra

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– giacchè parla così la saggezza d’uccello:
«Ecco, non v’è alto, non v’è basso! Gettati di qui e di là, avanti e indietro, tu che sei leggero! Canta! Non parlar più!
– «non son tutte le parole fatte per i pesanti? Non son menzogne tutte le parole a colui che è leggero? Canta! Non parlar più!» –

Parte 3 I SETTE SUGGELLI (oppure: la canzone del Sì e dell’Amen). 7.

Così cantò Zarathustra.
Ma quando la danza ebbe fine e le fanciulle partirono, egli divenne mesto.
«Il sole è tramontato da lungo – diss’egli infine; il prato è umido e soffia un’aria fosca dal bosco.
Qualcosa d’ignoto m’aleggia intorno, pensoso. Come! Tu vivi ancora, Zarathustra?
Perchè? A quale scopo? Di che? Per dove? Come? Non è follia vivere ancora?
Ah, miei amici, è la sera che mi chiede così. Perdonate la mia tristezza!
È giunta la sera, perdonatemi che sia scesa la sera!»
Così parlò Zarathustra.

Parte 2 LA ...

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Julio Cortázar – Non so come dire

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Non so come dire, guarda, è terribile questa pioggia.
Piove continuamente, fuori fitto e grigio, qui contro i vetri del balcone a goccioloni grevi e duri, che fanno plaf e si spiaccicano come schiaffi uno dopo l’altro, che noia.
Ecco una gocciolina alta sul riquadro della finestra, vibra un attimo contro il cielo che la scheggia in mille luccichii spenti, cresce si ingrossa barcolla, cadrà non cadrà, non è ancora caduta.
Si afferra con tutte le unghie, non vuole cadere e si vede che si aggrappa con i denti mentre le si gonfia la pancia, è ormai una gocciolona che pende maestosa e, di colpo, zup giù, plaf, disfatta, niente, una viscosità sul marmo.
Ma ci sono quelle che si suicidano e si abbandonano subito, spuntano sul riquadro e di lì si gettano giù; mi pare di vedere la vibrazione del salto, le loro gambette che si staccano e il grido che le ubriaca nel nulla della caduta e dell’anichilimento. ...

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