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Khalil Gibran – La parentela

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Credo vi siano al mondo, gruppi di persone e individui che sono affini indipendentemente dalla razza.
Dimorano nello stesso regno della coscienza.
È questa la parentela, semplicemente questa.

 

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Alfredo Castelli – Mi piace perché..

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Credo che uno debba fare il lavoro verso cui è più portato.
E questo, malgrado tutto, è il lavoro che più mi piace di ogni altro al mondo.
Mi piace perché amo scrivere, disegnare; perché amo sognare e raccontare i miei sogni.
Perché voglio poter scegliere io i miei tempi di lavoro; perché mi permette una certa libertà di cui non posso fare a meno.
Spero ma so che è difficile e non ci conto, che prima o poi, continuando a impegnarmi, riuscirò a entrare nella rosa dei pochi autori pagatissimi, celebri e in grado di far sentire la propria voce.
Per ora mi accontento dello stipendio di un impiegato di prima categoria… divertendomi molto di più.

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Oriana Fallaci – Come un legno ..

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Come un legno che va alla deriva, incapace d’opporsi alla corrente del fiume, ignaro se l’acqua lo scaglierà sulla sponda o lo trascinerà fino al mare, così me ne andavo nella tua esistenza durante quell’autunno.
La mia battaglia contro l’amore, il cancro, era ormai perduta.
La mia fuga, un colpo di cannone sparato a salve.
E invano, oppressa dalla sensazione d’aver commesso un errore senza rimedio, mi chiedevo dove avessi sbagliato.
Capirlo, del resto, mi sarebbe servito a ben poco

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Leopardi – Come suole il genere umano

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Come suole il genere umano, biasimando le cose presenti, lodare le passate, così la più parte de’ viaggiatori, mentre viaggiano, sono amanti del loro soggiorno nativo, e lo preferiscono con una specie d’ira a quelli dove si trovano.
Tornati al luogo nativo, colla stessa ira lo pospongono a tutti gli altri luoghi dove sono stati.

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Gabriel García Márquez – C’era una stella

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C’era una stella sola e limpida nel cielo di rose, un battello lanciò un addio sconsolato, e sentii in gola il nodo gordiano di tutti gli amori che avrebbero potuto essere e non erano stati.

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Paulo Coelho – Tre sintomi

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Il primo sintomo del fatto che stiamo uccidendo i nostri sogni è la mancanza di tempo.
Le persone più occupate che ho conosciuto nella mia vita erano sempre stanche: non si rendevano conto del poco lavoro che dovevano portare a termine, e si lamentavano continuamente che il giorno era troppo corto.
Il secondo sintomo della morte dei nostri sogni sono le nostre certezze.
Poiché non vogliamo considerare l’esistenza come una grande avventura da vivere, cominciamo a giudicarci saggi, giusti e corretti in quel poco che chiediamo a essa.
Il terzo sintomo della morte dei nostri sogni è la pace.
La vita comincia a essere un pomeriggio domenicale: non ci chiede grandi cose, né esige più di quanto noi vogliamo dare.

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