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.Brani recitati

Nietzsche – Così parlò Zarathustra

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– giacchè parla così la saggezza d’uccello:
«Ecco, non v’è alto, non v’è basso! Gettati di qui e di là, avanti e indietro, tu che sei leggero! Canta! Non parlar più!
– «non son tutte le parole fatte per i pesanti? Non son menzogne tutte le parole a colui che è leggero? Canta! Non parlar più!» –

Parte 3 I SETTE SUGGELLI (oppure: la canzone del Sì e dell’Amen). 7.

Così cantò Zarathustra.
Ma quando la danza ebbe fine e le fanciulle partirono, egli divenne mesto.
«Il sole è tramontato da lungo – diss’egli infine; il prato è umido e soffia un’aria fosca dal bosco.
Qualcosa d’ignoto m’aleggia intorno, pensoso. Come! Tu vivi ancora, Zarathustra?
Perchè? A quale scopo? Di che? Per dove? Come? Non è follia vivere ancora?
Ah, miei amici, è la sera che mi chiede così. Perdonate la mia tristezza!
È giunta la sera, perdonatemi che sia scesa la sera!»
Così parlò Zarathustra.

Parte 2 LA ...

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Jorge Bucay – L’elefante incatenato

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Quando ero piccolo adoravo il circo, mi piacevano soprattutto gli animali.
Ero attirato in particolar modo dall’elefante che, come scoprii più tardi, era l’animale preferito di tanti altri bambini.
Durante lo spettacolo quel bestione faceva sfoggio di un peso, una dimensione e una forza davvero fuori dal comune.
Ma dopo il suo numero, e fino ad un momento prima di entrare in scena, l’elefante era sempre legato ad un paletto conficcato nel suolo, con una catena che gli imprigionava una delle zampe.
Eppure il paletto era un minuscolo pezzo di legno piantato nel terreno soltanto per pochi centimetri.
E anche se la catena era grossa e forte, mi pareva ovvio che un animale in grado di sradicare un albero potesse liberarsi facilmente di quel paletto e fuggire.
Era davvero un bel mistero.
Che cosa lo teneva legato, allora?
Perché non scappava?
Quando avevo cinque o sei anni nutrivo ancora fiducia nella saggezza dei grandi.
Allora chiesi a un maestro, a ...

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Richard Bach – Può forse una distanza..

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 “Può forse una distanza materiale separarci davvero dagli amici?
Se desideri essere accanto a qualcuno che ami, non ci sei forse già?”

Rae, cara!
Grazie per avermi invitato per il tuo compleanno!
La tua casa è distante mille miglia dalla mia, e io sono uno che si mette in viaggio solo quando ne vale la pena. Ebbene, ne val proprio la pena, se si tratta di prender parte alla tua festa.
Non vedo l’ora di essere da te!
Il mio viaggio è cominciato dentro il cuore di un piccolo uccello, un colibrì che conoscemmo insieme, io e te, tanto tempo fa. Lo trovai cordiale come sempre, anche stavolta. E tuttavia – quando gli dissi che la piccola Rae stava crescendo e che io stavo andando alla festa per il suo compleanno con un regalo lui rimase perplesso.
Per un pezzo badammo a volare in silenzio, e alla fine lui mi disse: “Ci capisco ben poco, in quel che dici, ma ...

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Pier Paolo Pasolini – Ora invece succede il contrario.

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Ora invece succede il contrario.
Il regime è un regime democratico, però quella acculturazione, quella omologazione che il fascismo non era riuscito assolutamente ad ottenere, il potere di oggi, cioè il potere della civiltà dei consumi, invece riesce ad ottenere perfettamente, distruggendo le varie realtà particolari, togliendo realtà ai vari modi di essere uomini che l’Italia ha, che l’Italia ha prodotto in modo storicamente molto differenziato.
E allora questa acculturazione sta distruggendo, in realtà, l’Italia; allora posso dire senz’altro che il vero fascismo è proprio questo potere della civiltà dei consumi che sta distruggendo l’Italia.
E questa cosa è avvenuta talmente rapidamente che noi non ce ne siamo resi conto.
È avvenuto tutto in questi ultimi anni.
È stato una specie di incubo, in cui abbiamo visto attorno a noi l’Italia distruggersi e sparire.
Adesso risvegliandoci, forse, da questo incubo, e guardandoci intorno, ci accorgiamo che non c’è più niente da fare.

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Erri De Luca – Per Ante era una finestrella…

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Per Ante era una finestrella, sbarrata da una tavola di legno, l’unica presa d’aria della cella.
L’uomo si abitua all’ombra.
A mezzogiorno, in piedi sulla branda, si allunga la fessura della luce: meno di un rigo, un verso, breve, passa sulle palpebre degli occhi.
C’è un nodo nel legno, e lui tocca con l’unghia e con il tempo, con la punta dell’unghia e del tempo: all’uomo serve un gioco, nella cella.
Un giorno il nodo cede; pregato dall’unghia, l’amica del tempo, che ricresce ogni giorno, il nodo cede.
Si toglie come un tappo di bottiglia, e nel suo collo passa uno zampillo di luce, dritta, liscia, s’allarga a terra.
Allaga il pavimento.
Il prigioniero Ante si mette scalzo, ci si bagna i piedi.
È un anno che non esce di cella: niente cortile, aria.
Un anno che la porta è uguale al muro, che la porta non porta da nessuna parte.
Un anno.
Strizza gli occhi. Il sole dentro il ...

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Cesare Pavese – Cara Pierina..

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Cara Pierina,
ho finito per darti questo dispiacere, o questa seccatura, ma credi non potevo far altro.
Il motivo immediato è il disagio di questa rincorsa dove, non ballando e non guidando, resto sempre perdente, ma c’è una ragione più vera.
Io sono, come si dice, alla fine della candela.
Pierina, vorrei essere tuo fratello – prima di tutto perché così ci sarebbe tra noi un legame non futile, e poi perché tu mi potessi ascoltare e credere con fiducia.
Se mi sono innamorato di te non è soltanto perché, come si dice, ti desiderassi, ma perché tu sei della mia stessa levatura, e ti muovi e parli come, da uomo, farei io se, invece d’imparare a scrivere, avessi avuto il tempo d’imparare a stare al mondo.
Del resto, c’è la stessa eleganza e sicurezza in quello ch’io ho scritto e nelle tue giornate. So quindi a chi parlo.
Ma tu, per quanto inaridita e quasi cinica, non sei alla ...

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