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.Brani recitati

Michela Murgia – Altre madri

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Chiedo perdono, ma a vent’anni, con le scarpe da tennis nuove e l’arroganza di chi sa che in quel punto esatto non passerà mai più, ho sognato anche io un figlio maschio.
Nel sogno era scuro di capelli, aveva un nome di tre sillabe e lo davo alla luce faticosamente, che a vent’anni i drammi sono tutti desiderabili, il dolore è un belletto vitale che regala fascino, e le lacrime lo spalmano sulle guance rendendoti fatale come una Turandot.
Nella mia testa quel parto scenografico è avvenuto mille volte, e la sofferenza era una forma di eleganza, la sfumatura più elevata di una maternità verace.
Non c’era un uomo a far da padre, non ne serve uno per partorire con dolore.
Nel mondo in frantumi dei miei vent’anni l’unico padre pronunciabile era il Padre Nostro, pregato con la fiducia incosciente di chi ancora non si è sentito chiedere niente da sacrificare.
Nel mondo in frantumi dei miei vent’anni, io credevo ...

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Charles Bukowski – Sei incancellabile, tu

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Succede che una mattina ti svegli e vedi che fuori non piove più e allora ti chiedi – beh? Che è successo?
Ecco, quella mattina successe a me che da tanto tempo non amavo, ma non per chissà quale motivo, non amavo e manco io sapevo il motivo preciso, ma forse sì che lo sapevo: che senso poteva avere per me l’amare se non amare che te?
Quella mattina io avevo una gran voglia di dirti – ti amo -, almeno credo.
Quanto mi manchi amore mio. Certo, io lo sapevo già dentro di me di questa cosa che mi manchi ma l’ho capita bene solo quando fuori ha smesso di piovere e a me mi giocava il cuore.
È che prima avevo la scusa per non vedere il sole, pioveva, mica era colpa mia, ma le nuvole ora sono andate via portandosi dietro tutte le scuse. Ok, tu non ci sei, ok, ma va bene, va bene anche se ...

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Pier Paolo Pasolini – Io so

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14 novembre 1974. Il romanzo delle stragi

(Sul «Corriere della sera» col titolo «Che cos’è questo golpe?»)

Io so.

Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe (e che in realtà è una serie di golpes istituitasi a sistema di protezione del potere).

Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.

Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.

Io so i nomi del «vertice» che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di golpes, sia i neofascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli «ignoti» autori materiali delle stragi più recenti.

Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).

Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della cia (e in second’ordine ...

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Carmelo Bene – Alas, poor Yorick

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Alas, poor Yorick ! Era un ragazzo di un umorismo infinito, mio fratello.
Stessa madre per nove mesi.
Fu qualcuno.
Aveva un Ego minuzioso e scaltro.
Si prendeva per qualcuno.
E adesso niente, niente, niente, niente, nemmeno il suo sonnambulismo.
Qui, proprio qui, c’era una lingua che biascicava « Good night, ladies ; good night, sweet ladies ! good night, good night ! ».
Cantava.
Ha sbadigliato? Ha arrossito? Orrido, orrido, orrido.
Mi restano forse ancora vent’anni, trent’anni da campare e poi verrà il mio turno, com’è venuto per altri.
O Tutto! O che sventura non esserci più! Sì, voglio andarmene via domani e informarmi per tutto il mondo dei più adamantini procedimenti d’imbalsamazione.
Ah, tutto è bene quello che non finisce mai.
Come mi annoio superiormente! E allora che aspetto qui? La morte? Come? Io morire? Ma via, andiamo! Io morire? Ma andiamo! Sì, d’accordo, si muore, ma non essere più, non esserci più! Parole, parole, parole.
Ma ...

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James Rhodes – Music has, quite literally ..

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Music has, quite literally, saved my life and, I believe, the lives of countless others.
It provides company when there is none, understanding where there is confusion, comfort where there is distress, and sheer, unpolluted energy where there is a hollow shell of brokenness and fatigue.

HERE the Italian version

 

James Rhodes: Piano Man

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José Saramago – Amore mio. Meu amor.

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“Amore mio”.
Meu amor.
Ripetere queste due parole per dieci pagine, scriverle ininterrottamente, senza sosta, senza spazi bianchi, prima lentamente, lettera dopo lettera, disegnando le tre colline della M manoscritta, l’anello tenue della E simile a braccia che riposano, il letto profondo di un fiume che si scava nella U, e poi lo sgomento o il grido della A sulle onde del mare, eccole, dell’altra M, e la O che non può essere se non quest’unico nostro sole, e infine la R divenuta casa, o tetto, o baldacchino.
E subito dopo trasformare questo lento disegno in un unico filo tremolante, la traccia di un sismografo, perché le membra rabbrividiscono e si turbano, il mare bianco della pagina, una distesa di luce o un lenzuolo levigato.
“Meu amor, “amore mio” hai detto, e l’ho detto anch’io, spalancandoti la mia porta, e tu sei entrata.
Tenevi gli occhi bene aperti venendomi incontro, per vedermi meglio o più di me, e hai posato ...

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