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.Amore/Disamore

Frida Kahlo – Non hai capito

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Non hai capito quello che sono.
Io sono l’amore.
Sono il piacere.
Io sono l’essenza.
Sono una idiota.
Sono una alcolizzata.
Io sono tenace.
Io sono.
Io semplicemente sono.
Tu sei una merda amor mio.

(Lettera di Frida Kahlo mai spedita a Diego Rivera)

QUI la versione Inglese

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Massimo Bisotti – Chissà se ti capiterà ..

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Chissà se ti capiterà ancora quella vera seduzione che si immerge nel respiro.
Chissà com’è che ti ammali di solitudine sempre quando sei in mezzo a tanta gente e la tua mente si spegne, se ne vorrebbe andare, mentre continui a parlare.
E tu sai che nessuno si accorge che in fondo non ci sei.

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Gianrico Carofiglio – Scusami, scusami.

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Scusami, scusami.
Recupereremo il tempo perduto.
Scapperemo insieme, in America magari, e viaggeremo da una costa all’altra.
Avremo macchine decapottabili e notti di stelle, e strade interminabili, e onde dell’oceano.
Faremo l’amore, Claire.
La sento la mia voce che ripete il tuo nome mentre siamo stretti in questa notte infinita.
In questa notte di ventiquattro anni che non passeranno mai per noi due.
Dio come ti amo.

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Lise Bourbeau – Tutti vogliamo essere amati ..

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Tutti vogliamo essere amati, se questo non accade, essere ammirati, se questo non accade, essere temuti,se questo non accade, essere odiati e disprezzati.
Vogliamo risvegliare un’emozione nell’altro, quale che sia.
L’Anima rabbrividisce davanti al vuoto e cerca il contatto a qualsiasi prezzo. (Hjalmar Sòderberg)

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Antonino Zaffiro – Buonanotte amore

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Leroe: “Buonanotte amore!”
Era più o meno quello che voleva dirle ogni volta che, con la mano, le mandava quell’ultimo bacio: come avere l’illusione, in quel modo, di essere il suo ultimo pensiero prima che si addormentasse, l’ultimo suo respiro mentre gli occhi le si chiudevano per lasciar posto ai sogni.

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José Saramago – Amore mio. Meu amor.

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“Amore mio”.
Meu amor.
Ripetere queste due parole per dieci pagine, scriverle ininterrottamente, senza sosta, senza spazi bianchi, prima lentamente, lettera dopo lettera, disegnando le tre colline della M manoscritta, l’anello tenue della E simile a braccia che riposano, il letto profondo di un fiume che si scava nella U, e poi lo sgomento o il grido della A sulle onde del mare, eccole, dell’altra M, e la O che non può essere se non quest’unico nostro sole, e infine la R divenuta casa, o tetto, o baldacchino.
E subito dopo trasformare questo lento disegno in un unico filo tremolante, la traccia di un sismografo, perché le membra rabbrividiscono e si turbano, il mare bianco della pagina, una distesa di luce o un lenzuolo levigato.
“Meu amor, “amore mio” hai detto, e l’ho detto anch’io, spalancandoti la mia porta, e tu sei entrata.
Tenevi gli occhi bene aperti venendomi incontro, per vedermi meglio o più di me, e hai posato ...

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