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Tiziano Terzani

Tiziano Terzani – L’Io, che inutile peso

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L’Io, che inutile peso! Mi ero davvero stancato del mio, di quella figura che dovevo sempre portarmi dietro e ripresentare al pubblico.
Quante volte in aereo, in treno, a una cena in casa di un diplomatico o al ricevimento di un qualche ministro avevo dovuto, con una obbligatorietà a cui non sapevo sottrarmi, raccontare per l’ennesima volta i soliti, divertenti aneddoti della mia vita, spiegare perché da italiano scrivevo per un settimanale tedesco come Der Spiegel, perché ero stato arrestato in Cina o che cosa pensavo del paese in cui al momento vivevo! Il tutto per intrattenere qualcuno, per essere simpatico.
Avevo tanto riso dei giapponesi con il loro «io» legato a ciò che sta scritto sulle loro meshi, i biglietti da visita, in cui sotto al nome, e più importante di quello, sono indicati il titolo e la posizione che occupano nella loro azienda.
Io mi ero comportato esattamente allo stesso modo: per essere preso in considerazione, per non ...

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Tiziano Terzani – Poveri comunisti cinesi

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5 ottobre 1981, Pechino.
Poveri comunisti cinesi.
Continuano a vantarsi di una cultura vecchia di 4000 anni, ma in verità con quella cultura non hanno niente a che fare.
Ogni manifestazione viene criticata, ogni traccia è stata distrutta e ora, anche quando viene restaurata, è per farne un’attrazione turistica.
In verità i cinesi sono lasciati dai comunisti a cercare ispirazione nella cultura occidentale che naturalmente segna la sua strada con la Coca-Cola e con tutti i simboli più insignificanti e appariscenti.
Senza relazione col passato, vagano verso il futuro, distruggendo la storia e non avendo una visione dell’avvenire.
Tutto ciò che viene costruito è per durare poco.
La vecchia Pechino viene fatta fuori, quella messa al suo posto durerà pochissimi anni.

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Tiziano Terzani – La natura è la sua ..

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La natura è la sua grande maestra, il solo guru che riconosca:
«Mi siedo cercando di meditare ma niente di quello che potrei trovare dentro di me è così stupefacente come quello che ho dinanzi agli occhi, che trovo assurdo avere chiusi.
Mi lascio come inebriare dai colori, dal silenzio, dal vento, dal richiamo dei miei corvi che, riconoscendomi vigliacco, se ne vanno lasciandomi per terra»
25 febbraio 2000

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Tiziano Terzani – La Cina ha enormi difficoltà

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La Cina ha enormi difficoltà.
Anzi, ora che la si può conoscere e scoprire, vale la pena viverci.
La questione è che questo paese è stato tolto dall’incantesimo.
Aveva una sua cultura, un suo mondo, ed è stato il contatto con l’Occidente che gli ha dato dei sussulti.
Un po’ di cannonate, qualche sbarco e gli stranieri si prendevano una «concessione» dopo l’altra.
In verità è strano, non finisco mai di meravigliarmene, quando in occasioni come il Primo maggio o il Primo ottobre vedo, sulla piazza Tienanmen, i ritratti di quei quattro (Marx, Engels, Stalin, Lenin).
Come è possibile che, alla ricerca di un modo di vivere nuovo, la Cina millenaria, quella dell’immensa cultura, debba rifarsi a quei quattro europei di cui uno un noto assassino?
Eppure è così, la Cina ci corre dietro.

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Tiziano Terzani – La malattia di cui oggi

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La malattia di cui oggi soffre gran parte dell’umanità è inafferrabile, non definibile.
Tutti si sentono più o meno tristi, sfruttati, depressi, ma non hanno un obbiettivo contro cui riversare la propria rabbia o a cui rivolgere la propria speranza.
Un tempo il potere da cui uno si sentiva oppresso aveva sedi, simboli, e la rivolta si dirigeva contro quelli. [...]
Ma oggi? Dov’è il centro del potere che immiserisce le nostre vite?
Bisogna forse accettare una volta per tutte che quel centro è dentro di noi e che solo una grande rivoluzione interiore può cambiare le cose, visto che tutte le rivoluzioni fatte fuori non han cambiato granché.

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Tiziano Terzani – Un giorno, dieci studenti

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Un giorno, dieci studenti decidono di andare in pellegrinaggio e uno di loro viene incaricato di essere il responsabile del gruppo.
I dieci partono.
A un certo punto devono attraversare un fiume.
Il capo chiede se sanno nuotare.
Sì, tutti.
Arrivati sull’altra sponda, il capo li conta e con terribile sorpresa scopre che sono solo nove.
Li conta di nuovo e la somma è sempre nove.
Disperati, gli studenti si mettono a chiamare, a scrutare l’acqua.
Dov’è il decimo? Di lui non ci sono tracce, non il cadavere, non i vestiti, non un urlo, niente.
Piangono, non sanno più cosa fare, quando un vecchio che da lontano ha seguito la scena si avvicina al gruppo e dice:
« Non c’è ragione di essere tristi. Il decimo uomo non è andato perso. Il decimo c’è ».
« Dove? Come? » chiedono gli studenti.
« II decimo è qui, ora, fra di voi.»
Gli studenti sono increduli.
« È qui e potete ...

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