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Lucio Anneo Seneca

Seneca – Seneca Lucilio suo salutem

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Seneca Lucilio suo salutem
Mentiuntur qui sibi obstare ad studia liberalia turbam negotiorum videri volunt: simulant occupationes et augent et ipsi se occupant.
Vaco, Lucili, vaco, et ubicumque sum, ibi meus sum.
Rebus enim me non trado sed commodo, nec consector perdendi temporis causas; et quocumque constiti loco, ibi cogitationes meas tracto et aliquid in animo salutare converso.
Cum me amicis dedi, non tamen mihi abduco nec cum illis moror quibus me tempus aliquod congregavit aut causa ex officio nata civili, sed cum optimo quoque sum; ad illos, in quocumque loco, in quocumque saeculo fuerunt, animum meum mitto.
Demetrium, virorum optimum, mecum circumfero et relictis conchyliatis cum illo seminudo loquor, illum admiror.
Quidni admirer? Vidi nihil ei deesse.
Contemnere aliquis omnia potest, omnia habere nemo potest: brevissima ad divitias per contemptum divitiarum via est.
Demetrius autem noster sic vivit, non tamquam contempserit omnia, sed tamquam aliis habenda permiserit.
Vale.

QUI la versione italiana

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Seneca – Seneca saluta il suo Lucilio

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Seneca saluta il suo Lucilio.
Mente chi sostiene che la mole dei suoi affari gli impedisce di dedicarsi agli studi: finge impegni, li aumenta e si tormenta da sé.
Io sono libero, Lucilio, sono libero e dovunque mi trovi sono padrone di me stesso.
Non mi abbandono alle cose, mi presto ad esse e non cerco scuse per perdere tempo; dovunque mi fermi, mi immergo nei miei pensieri e medito su qualcosa di utile.
Quando mi dedico agli amici, non mi distolgo da me stesso; e non mi intrattengo con quelli ai quali mi hanno legato le circostanze o gli obblighi derivanti da pubblici uffici, ma sto con i migliori; rivolgo a loro il mio pensiero dovunque e in qualunque periodo siano vissuti.
Porto sempre con me Demetrio, uomo stimabilissimo e, lasciati da parte i porporati, parlo con lui benché vestito poveramente e lo ammiro.
Perché non dovrei? Mi sono accorto che non gli manca nulla.
C’è qualcuno capace di ...

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Seneca – La maggior parte dei mortali ..

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La maggior parte dei mortali, o Paolino, si lagna per la cattiveria della natura, perché siamo messi al mondo per un esiguo periodo di tempo, perché questi periodi di tempo a noi concessi trascorrono così velocemente, così in fretta [...]
Noi non disponiamo di poco tempo, ma ne abbiamo perduto molto.
La vita è lunga abbastanza e ci è stata data con larghezza per la realizzazione delle più grandi imprese, se fosse impiegata tutta con diligenza; ma quando essa trascorre nello spreco e nell’indifferenza, quando non viene spesa per nulla di buono, spinti alla fine dall’estrema necessità, ci accorgiamo che essa è passata e non ci siamo accorti del suo trascorrere.
È così: non riceviamo una vita breve, ma l’abbiamo resa noi, e non siamo poveri di essa, ma prodighi.

Da De brevitate vitae (dai Dialoghi) “Ad Paulinum”

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Seneca – Vivi in modo da …

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Vivi in modo da non aver segreti nemmeno per i tuoi nemici.
Poiché, però ci sono cose che è abitudine tener nascoste, dividi con l’amico ogni tua preoccupazione, ogni tuo pensiero.
Se lo giudichi fidato, lo renderai anche tale.
Chi ha paura di essere ingannato insegna a ingannare e i suoi sospetti autorizzano ad agire disonestamente.
Perché di fronte a un amico dovrei pesare le parole?
Perché davanti a lui non dovrei sentirmi come se fossi solo?

Lettere a Lucilio, Libro I, 3

 

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Seneca – Ogni grande gioia …

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Ogni grande gioia è anche motivo di preoccupazione perché più la sorte è felice, meno si deve aver fiducia.
Per conservarla occorre sempre altra felicità e ai desideri esauditi bisogna sostituire altri desideri.
Tutto ciò che ci viene dalla sorte è instabile: quanto in più alto sale, tanto più rischia di precipitare.
Ma nessuno può trarre piacere da ciò che minaccia di cadere da un momento all’altro: ecco perché è così infelice , e anche breve, la vita di chi si procura con gran fatica quanto con fatica ancora maggiore dovrà conservare.

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Seneca – Quanto chiasso si fa ..

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Quanto chiasso si fa attorno al denaro! è lui che affatica i tribunali, che semina discordia tra padri e figli, che propina i veleni, che arma la mano sia agli assassini che ai soldati delle legioni.
È impregnato di sangue nostro, il denaro. è per colpa sua se nella notte scoppiano litigi tra mogli e mariti, e se la folla si accalca davanti alle tribune dei magistrati; è per colpa sua se i sovrani diventano crudeli e rapaci, e mandano in rovina città costruite con il lungo lavoro di secoli per frugare tra le ceneri in cerca d’oro e d’argento.
Come si guardano con piacere le casseforti, che se ne stanno là in un angolo! è per colpa loro se gli occhi, a furia di gridare, ci escono dalle orbite; se le sedi giudiziarie risuonano per il baccano dei processi, se i giudici, fatti venire da remote regioni, fanno lunghe sedute per stabilire se sia più legittima l’avidità di una ...

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