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Julio Cortázar

Julio Cortázar – Toco tu boca

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Toco tu boca con un dedo todo el borde de tu boca, voy dibujándola como si saliera de mi mano, como si por primera vez tu boca se entreabriera, y me basta cerrar los ojos para deshacerlo todo y recomenzar, hago nacer cada vez la boca que deseo, la boca que mi mano elige y te dibuja en la cara, una boca elegida entre todas, con soberana libertad elegida por mí para dibujarla con mi mano en tu cara, y que por un azar que no busco comprender coincide exactamente con tu boca que sonríe por debajo de la que mi mano te dibuja.
Me miras, de cerca me miras, cada vez más de cerca y entonces jugamos al cíclope, nos miramos cada vez más cerca y los ojos se agrandan, se acercan entre sí, se superponen y los cíclopes se miran, respirando confundidos, las bocas se encuentran y luchan tibiamente, mordiéndose con los labios, apoyando apenas la lengua en ...

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Julio Cortázar – Non so come dire

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Non so come dire, guarda, è terribile questa pioggia.
Piove continuamente, fuori fitto e grigio, qui contro i vetri del balcone a goccioloni grevi e duri, che fanno plaf e si spiaccicano come schiaffi uno dopo l’altro, che noia.
Ecco una gocciolina alta sul riquadro della finestra, vibra un attimo contro il cielo che la scheggia in mille luccichii spenti, cresce si ingrossa barcolla, cadrà non cadrà, non è ancora caduta.
Si afferra con tutte le unghie, non vuole cadere e si vede che si aggrappa con i denti mentre le si gonfia la pancia, è ormai una gocciolona che pende maestosa e, di colpo, zup giù, plaf, disfatta, niente, una viscosità sul marmo.
Ma ci sono quelle che si suicidano e si abbandonano subito, spuntano sul riquadro e di lì si gettano giù; mi pare di vedere la vibrazione del salto, le loro gambette che si staccano e il grido che le ubriaca nel nulla della caduta e dell’anichilimento. ...

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Julio Cortázar – Sono l’orso dei tubi

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Sono l’orso dei tubi della casa, mi arrampico per i tubi nelle ore del silenzio, i tubi dell’acqua calda, del riscaldamento, dell’aria condizionata, vado lungo i tubi da un appartamento all’altro e sono l’orso che va per i tubi.
Credo di essere stimato perché il mio pelo mantiene pulite le condutture, incessantemente corro nei tubi e non c’è niente che mi diverta di più che passare da un piano all’altro lungo i tubi.
Qualche volta tiro fuori una zampa dal rubinetto e la ragazza del terzo piano strilla che si è bruciata oppure grugnisco dal fornello del secondo e Guglielmina, la cuoca, si lamenta che oggi la canna tira male.
Di notte sto zitto ed è quando più leggero mi muovo, mi affaccio al tettuccio del camino per vedere se lassù balla la luna, e mi infiltro come il vento fino alla caldaia in cantina.
E d’estate nuoto di notte nella cisterna punteggiata di stelle, mi lavo la faccia prima ...

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Julio Cortázar – Istruzioni per salire una scala

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Istruzioni per salire una scala
Nessuno avrà smesso di notare che di frequente il suolo si piega in maniera tale che una parte sale a formare un angolo retto con il piano del suolo, poi la parte che segue si colloca in maniera parallela a quest’ultimo per cedere il passo ad una nuova perpendicolare, processo che si ripete a spirale o in linea retta fino ad ad altezze variabili.
Chinandosi e ponendo la mano sinistra in una delle parti verticali e la destra nella parte orizzontale corrispondente ci si trova in possesso momentaneo di un gradino o scalino.
Ciascuno di questi gradini, formati come possiamo vedere di due elementi, si situa un poco più in alto e davanti all’anteriore, principio che dà senso alla scala, dal momento che ogni altro tipo di collocazione porterebbe probabilmente a composizioni più belle o pittoriche ma che non permetterebbero di spostarsi da un pianoterra ad un primo piano.
Le scale si salgono di fronte, ...

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Julio Cortázar – I Fama, per non perdere

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I Fama, per non perdere i loro cari ricordi seguono il metodo dell’imbalsamazione: dopo aver fissato il ricordo con capelli e due parole, lo avvolgono in un lenzuolo nero e lo sistemano rigido contro la parete del salotto, con un cartellino che dice: Gita a Venezia oppure: Frank Sinatra.
I Cronopios invece, questi esseri disordinati e caldi, sparpagliano i ricordi per la casa, allegri e contenti, e ci vivono in mezzo e quando un ricordo passa di corsa gli fanno una carezza e gli dicono affettuosi: Non farti male, sai, e anche: Sta’ attento, c’è uno scalino.
Questa è la ragione per la quale le case dei Fama sono in ordine e in silenzio, mentre le case dei Cronopios son sempre sottosopra e han porte che sbatacchiano.
I vicini si lamentano sempre dei Cronopios e i Fama scuotono la testa comprensivi, e vanno a vedere se i cartellini sono sempre al loro posto.

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Julio Cortázar – Tocco la tua bocca

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Tocco la tua bocca, con un dito tocco l’orlo della tua bocca, la sto disegnando come se uscisse dalle mie mani, come se per la prima volta la tua bocca si schiudesse, e mi basta chiudere gli occhi per disfare tutto e ricominciare, ogni volta faccio nascere la bocca che desidero, la bocca che la mia mano sceglie e ti disegna in volto, una bocca scelta fra tutte, con sovrana libertà scelta da me per disegnarla con la mia mano sul tuo volto, e che per un caso che non cerco di capire coincide esattamente con la tua bocca che sorride sotto quella che la mia mano ti disegna.
Mi guardi, mi guardi da vicino, ogni volta più vicino e allora giochiamo al ciclope, ci guardiamo ogni volta più da vicino e gli occhi ingrandiscono, si avvicinano fra loro, si sovrappongono e i ciclopi si guardano, respirando confusi, le bocche si incontrano e lottano tepidamente, mordendosi con le labbra, appoggiando ...

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