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Fernando Antonio Nogueira Pessoa

Fernando Pessoa – Mi sento multiplo

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«Mi sento multiplo. Sono come una stanza dagli innumerevoli specchi fantastici che distorcono in riflessi falsi un’unica anteriore realtà che non è in nessuno ed è in tutti.»
Così scriveva di sé Pessoa nel periodo in cui la sua opera incominciava a frammentarsi in quelle di una folla di eteronimi, tutti dotati di una propria biografia e di una propria fisionomia umana e letteraria: il maestro Alberto Caeiro, autore dei poemetti filosofici del Guardiano di greggi, l’ingegnere navale Álvaro de Campos, con le sue impetuose odi avanguardistiche, il poeta pagano Ricardo Reis, l’aiutante contabile Bernardo Soares, autore del Libro dell’inquietudine, il filosofo António Mora, sospeso sull’orlo del delirio paranoico, l’esoterista Raphael Baldaya e numerosi altri minori.

(Citazioni scelte da Antonio Trabucchi)

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Fernando Pessoa – Io sono la periferia

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Io sono la periferia di una città esistente, la chiosa prolissa di un libro non scritto.
Non sono nessuno, nessuno.
Non so sentire, non so pensare, non so volere.
Sono una figura di un romanzo ancora da scrivere, che passa aerea e sfaldata senza aver avuto una realtà, fra i sogni di chi non ha saputo completarmi.

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Fernando Pessoa – E io, proprio io,

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E io, proprio io, sono il centro che esiste soltanto per una geometria dell’abisso; sono il nulla intorno a cui questo movimento gira, come fine a se stesso, con quel centro che esiste solo perché ogni cerchio deve possedere un centro.
Io, proprio io, sono il pozzo senza pareti ma con la resistenza delle pareti, il centro del tutto con il nulla intorno.

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Fernando Pessoa – Quello che ci circonda

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Quello che ci circonda diventa parte di noi stessi, si infiltra in noi nella sensazione della carne e della vita e, quale bava del grande Ragno, ci unisce in modo sottile a ciò che è prossimo, imprigionandoci in un letto lieve di morte lenta dove dondoliamo al vento.
Tutto è noi e noi siamo tutto; ma a che serve questo, se tutto è niente?
Un raggio di sole, una nuvola il cui passaggio è rivelato da un’improvvisa ombra, una brezza che si leva, il silenzio che segue quando essa cessa, qualche volto, qualche voce, il riso casuale fra le voci che parlano: e poi la notte nella quale emergono senza senso i geroglifici infranti delle stelle.

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Fernando Pessoa – I sentimenti …

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I sentimenti più dolorosi, le emozioni più pungenti sono quelli assurdi:
l’ansia di cose impossibili proprio perché sono impossibili, la nostalgia di ciò che non c’è mai stato, il desiderio di ciò che avrebbe potuto essere, l’afflizione di non essere un altro, l’insoddisfazione per l’esistenza del mondo.

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Fernando Pessoa – Sento tenerezza ..

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Mi avvicino alla mia scrivania come a un baluardo che mi difende dalla vita.
Sento tenerezza, tenerezza fino alle lacrime, per i miei libri di altri nei quali faccio i conti, per il calamaio vecchio, per le spalle curve di Sergio che poco più in là prepara bollette di accompagnamento.
Sento affetto per tutto questo, forse perché non ho più nulla da amare: o forse anche perché niente merita l’amore di un’anima; e se dobbiamo dare amore per sentimentalismo, è indifferente se lo riserviamo alle piccole sembianze di un calamaio o alla grande indifferenza delle stelle.

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