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Roy-Martina-Un-giorno-in-cuiUn giorno in cui ero totalmente esausto dopo avere tirato cinquecento calci al sacco, il mio maestro Frits Jaspers mi disse: «Roy, per diventare un campione non puoi accontentarti di fare una cosa ordinaria.
Devi spingerti a fare qualcosa di straordinario: alzati e tira altri duecentocinquanta calci, e quando senti che non puoi più sferrarne nemmeno uno, tirane altri cento!» Sensei Jaspers era il mio modello, uno dei migliori praticanti di arti marziali che avessi mai incontrato, e desideravo diventare bravo come lui.
Perciò, quando mi sfidò a oltrepassare la mia zona di comfort e a dare di più di quel che ritenevo possibile decisi di provarci con tutto me stesso.
Tirarsi indietro non era contemplato.
Mi alzai e cominciai a sferrare calci immaginando di combattere contro un esercito di duecentocinquanta soldati che voleva uccidermi.
Riuscii a tirare duecentocinquanta calci.
Soddisfatto per avere raggiunto l’obiettivo, crollai a terra senza fiato.
Sensei Jaspers mi guardò e disse: «Hai fatto più di quel che pensavi possibile, ma è ciò che molti riescono a fare.
Adesso devi fare l’ultima parte.
Sto aspettando gli ultimi cento!» Desideravo solo morire e scomparire dalla faccia della terra.
Il cuore mi martellava nel petto e le gambe erano talmente esauste che pensavo di non poter tirare nemmeno dieci calci.
Disse allora il sensei: «Quando ti sarai alzato non sarai più Roy, ma il campione mondiale in finale contro il rivale più bravo che tu abbia mai incontrato, e che vuole il tuo titolo.
Rinunci o trovi dentro di te la forza di tirarne altri cento?».

Roy Martina