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Razionale anche se depressa

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Pubblicato il 11 febbraio 2014 - Categoria: Ricordi, Tanto per parlare
tristezza

11 febbraio.

Il mio babbo oggi avrebbe compiuto 101 anni.
È facile ricordarlo per me, anche perché – lo dico con molta vergogna – penso spesso a lui con invidia. Aveva quasi novanta anni quando se ne è andato, ma era pieno di voglia di vivere. Erano i giorni in cui mi iniziava a frullare per la testa l’idea di lasciare l’Italia, di raggiungere mio figlio che era già in Canada come exchange student. Gliene avevo parlato e lui era pieno di curiosità, direi quasi tentato di venire con me. Parlava di passeggiate, di posti bellissimi da vedere, di cose da fare…… Un tumore lo ha portato via in meno di un mese da quando si è rivelato: meglio così di certo, ma non c’è stato modo di prepararsi.

E poi, poi la valanga è partita ed era pronta a portare via con sé tutto. Mi ha travolta, fatta a pezzi, privata del respiro spazzando via quello che restava della mia idea di “famiglia”, di origini.
Mi ha lasciata disperatamente sola ed ho pensato che l’unica cosa che mi restava erano i miei figli e che volevo essere lontana da tutto quel dolore, dai posti che mi riportavano alla mente cose che non ero capace di dimenticare.

Ho fatto le mie scelte, ho creduto di risolvere al meglio le esigenze di tutti, ho soprattutto pensato di darmi una nuova occasione. A quasi cinquanta anni pensavo di potere essere in grado di ricominciare.
Ma ovviamente io non ero e non sono come il mio babbo.
E questi anni lo hanno ampiamente dimostrato.

Un fallimento. In tutto.

E mentre il tempo continua lentamente a trascorrere, io mi guardo in giro e vedo la mia realtà: una rovina.
Di una cosa sono sempre stata convinta: i figli devono essere lasciati andare, devono crescere liberi. Un genitore deve solo essere presente per aiutare e incoraggiare, ma devi lasciarli anche cadere, anche farsi del male. Perché il mondo non è buono e questo debbono impararlo da subito se vorranno avere la forza per affrontarlo.
Questo ho creduto di fare in tutti gli anni da “mamma”.
Giudicata sempre dura da tutti, impossibile nelle mie richieste, troppo pronta a dare ai miei figli responsabilità. Forse erano gli altri ad avere ragione e temo che la vita mi abbia dimostrato ampiamente che le mie scelte e i conseguenti risultati, non sono mai stati quelli di un leader, di una vincente.
Non so se posso definirmi una fallita, in fondo i miei figli sono dei ragazzi molto in gamba, che ottengono ottimi risultati in tutto quello che fanno. Sono persone oneste, hanno le idee chiare, fanno le loro scelte in modo autonomo.
Quindi non dovrei sentirmi una fallita, almeno per questo.
Ma nella mia mente c’è una tale confusione….
Posso essere soddisfatta quando vedo che i rapporti tra loro sono quasi nulli?
Io volevo fossero uniti, amici oltre che fratelli, confidenti. Tutto quello che io non sono mai riuscita ad instaurare con mio fratello.
E sapendo cosa vuole dire restare soli, senza radici, senza un punto di origine, volevo che per loro fosse differente.
E credevo di esserci riuscita fino a qualche anno fa.
Poi è scomparso tutto. Ed io mi sento imprigionata qui, come se io potessi essere il punto di origine cui possano rivolgersi.
Beh, veramente Marco non ha proprio bisogno di nessun “faro”. Lui ha la sua vita, la sua strada, la compagna della sua vita. Credo sia felice ed io cerco di essere felice per lui. E lo sono, ma solo per lui.

Se questo è quello che voleva, se tutto questo è la vita che sognava, io sono felice. Ma non riesco a convincermi che il dimenticare il vecchio per il nuovo sia la strada giusta. Forse lo è se hai sofferto molto con il “vecchio”. Solo in questo caso si spiegherebbe tutto.

E forse è proprio questo che fa di me una fallita. Non essere riuscita a creare un senso di appartenenza, un senso di famiglia. Io mi sono sentita un fallimento anche in Italia, fin da giovanissima, proprio per questo. Per l’assenza di rapporti felici con la famiglia. Perché desideravo – fin da giovanissima – scappare lontano. Perché non ho mai potuto parlare di nulla, confidarmi, raccontare di me e delle mie idee. Mi sentivo ed ero giudicata. Le mie idee erano “diverse”, probabilmente sbagliate, ma essere condannata per assoluta mancanza di fiducia nella mia capacità di valutare le situazioni ha solo portato a guerre e distruzioni.

Ho cercato di ascoltare, ho cercato di reprimere quello che IO volevo o credevo giusto, per dare spazio alle loro idee. Almeno nei limiti di quello che mi pareva fosse corretto. Perché non volevo che accadesse a loro quello che era avvenuto per me.
Ma forse, almeno per Marco, non è stato così. Forse ero comunque una presenza troppo incombente. Forse…
Ma di “forse” non si costruisce il mondo. E nemmeno una famiglia unita.
È bastato un nulla a fare cadere tutto, come la famosa casina di paglia dei tre porcellini J
Alle volte penso che sia solo la mia depressione a parlare per me, ma non credo. La razionalità è una via che va parallela all’emozione. E quindi no, io è razionalmente che traggo queste conclusioni, il cuore, le emozioni, la depressione qui non hanno che un peso minimo. Cerco di guardare ai fatti.
E i fatti mi dicono che da qualche parte, non so dove, ho sbagliato.

Ma questo poco conta, non era di questo che volevo parlare….
Parlare? Di solito parlare sottintende almeno due persone. Dovrebbe essere l’atto di esprimere un pensiero ad un altro soggetto. Beh, di certo io esprimo un pensiero. E lo esprimo a me stessa. Per fare chiarezza, per cercare di analizzarne il senso, per capire.
È forse segno di follia farlo? O di esaurimento?
No, io credo che sia solo segno di solitudine. Ma anche di logica, tanta….
Perché è un modo di cercare di stare a galla, di affrontare le ombre, le paure, il vuoto.
Per me è così. Tante delle cose che ho scritto qui sul mio blog sono rimaste private, non le può leggere nessuno. Questo solo perché erano veramente sfoghi privati. In cui parlavo della mia situazione fisica, delle mie paure per il presente e per il futuro. Sono quelle cose che si sussurrano solo all’amica più cara. O almeno, io lo avrei fatto. Molti non lo farebbero nemmeno con le persone più vicine. Forse per me è sempre stato “normale” raccontare di me, confidarmi. O forse è solo che io ho sempre avuto bisogno di aiuto, la necessità di una spalla, l’impellenza di fidarmi di qualcuno.
Ora non c’è più nessuno e quindi “parlo” con me stessa via blog J. Quando ne ho la forza almeno.

Forse è proprio questo che ha allontanato le persone da me, i miei stessi figli.
Sono troppo aperta e divento pesante. E questo io lo so, soprattutto ora in cui la valanga me la sento alle spalle, ne sento il rumore, sento che l’aria inizia a rarefarsi.
Per questo sto prendendo le distanze dalle persone che amo: per non fare loro altro male.

Ed il collegamento con il resto è facile. Più la situazione si fa dura, più mi butto nel mio sito. E la parte emotiva di me cerca qui una ricompensa. La parte razionale sa che sbaglio, sa che non arriverà mai nulla da qui. Il sito, la pagina Facebook, le altre pagine collegate con LioSite, sono posti in cui le persone arrivano cercando qualcosa. Ed io conosco molto bene il web italiano. È fatto di mordi e fuggi, si prende quello che si vuole, non si ringrazia, non si condivide. E si scappa via fino alla prossima volta.

Sono troppi anni che giro per il web, e il panorama italiano è sempre stato il peggiore. Qualsiasi cosa tu cerchi, la troverai in inglese. In italiano mai. Eppure sono sempre le stesse cose, ci sono sia in italiano sia in inglese. Ma, allora, come mai?
Perché gli italiani si comportano così. Tanti, tantissimi anni fa frequentavo forum warez in Italia. Già allora ero “la nonna del corsaro nero” per via della mia età! Spesso ero moderatore, ero comunque molto presente. Ma era la presenza di chi credeva nell’amicizia e nella condivisione. Esattamente come prestavo un libro o una cassetta musicale agli amici (e chi di noi non lo ha fatto?), condividevo file online. Io credevo nella rete libera, non per cose illegali, per piccoli scambi, per provare.
Ma non era così in Italia. Avevano creato barriere, classifiche, punteggi, numero di post per potere accedere e vedere. Una cosa orrenda. Ho mollato tutto per anni e mi sono costretta a passare ai forum stranieri. Altra vita, altra atmosfera.

Forse solo mentalità differente? Non lo so, ma vedo che con il mio sito accade la stessa cosa. Se vuoi farlo crescere, se vuoi ottenere dei “like” su Facebook, delle condivisioni, dovresti mettere sbarramenti. Imporre la partecipazione, il premere un pulsante, l’iscriverti ad una lista, per accedere a quello che vuoi.
Ed io non lo farò mai. Mi mangio il fegato, ci sto malissimo, ma vado avanti.
Tanto per farmi del male controllo sempre quei siti simili al mio, che crescono in modo vertiginoso. In cui ogni frasetta scritta, magari senza nemmeno l’autore, alle volte anche con errori di grammatica, ottiene centinaia di condivisioni. Centinaia!!

Io su Facebook, non ho mai nessuna condivisione. Ho forse un paio di persone (su quasi mille) che talvolta, credo per pietà, mi mettono un like o un commento. Ed io sono grata alla loro pietà, ma quel singolo like mi fa vedere l’assenza del resto e basta. Mi fa capire che non esiste partecipazione, che a nessuno frega nulla che io pubblichi qualcosa o meno.
Io passo ore e ore alla ricerca dell’immagine migliore, del brano audio da abbinare, della citazione più densa di significato…. E nessuno se ne accorge o, peggio ancora, se qualcuno se ne accorge, non pensa sia “necessario” lasciare un segno dell’avere gradito.

Lo so, lo so benissimo che sono ridicola. Ma questo piccolo mondo è il rifesso del grande mondo reale. Nessuno vede gli altri, nessuno pensa che dietro a delle parole, dei post, ci sia una persona.
Io sempre, per il pochissimo che entro in Facebook (di solito la sera, quando sono a letto sull’iPad), se vedo che qualcuno dei miei pochi contatti ha postato qualcosa, lascio un “like”, qualche volta un commento. Mi pare di essere stata, in quell’attimo, vicina a chi ha scritto. Ed è una sensazione bella, di calore umano.

Ma il mondo non va così, non vogliamo che vada così.
Alle volte penso che il mio sito sia un ennesimo fallimento. Ma come sito in se, non è un fallimento.
Un esempio? Dal 11 gennaio 2014 al 10 febbraio 2014, le visite uniche al sito sono state 60.892. Con 160.000 visualizzazioni di pagina. Siamo quasi alla media di 2000 visitatori unici al giorno.
Questi non sono numeri da sito fallimentare.
Ci sono state anche condivisioni virali, eppure nessuna condivisione avviene mai attraverso Facebook. E nessuno mette mai un like. In due anni e mezzo non ho raggiunto nemmeno i mille iscritti. Nello stesso periodo pagine FB simili alla mia hanno raggiunto e superato i 100mila iscritti!
Due righe di Pavese, le stesse che pubblico io. Un’immagine presa da web (e molto correttamente segnalato l’autore) in quattro ore ottiene 354 like e 176 condivisioni. La mia: nessuna.
Ed io poi mi vergogno di postare di più. Penso che se nessuno partecipa vuole dire che le mie cose fanno schifo.

Per questo sto diminuendo anche i miei post. È evidente che sono di troppo e che disturbo. Queste “altre” pagine fanno sette anche otto post al giorno e sono tutti accolti bene, condivisi, apprezzati.

Ergo, sono io che non piaccio, è la mia pagina che non va.
Meglio mollare e smettere di alzarsi la notte per postare ad orari che vadano bene in Italia.
Meglio evitare di rendersi ridicoli chiedendo, per favore, di condividere qualcosa “se vi va”.
Meglio accettare che la popolarità non si compra, esattamente come non puoi comprare amore, affetto e amicizia.
Ed iniziare ad accettare. Credo sia come per chi sta annegando: ci si agita per restare a galla, per prendere una boccata d’aria. L’attaccamento alla vita ti fa lottare.
Ma meglio sarebbe lasciarsi andare e rendere la fine meno dolorosa e più veloce.

Ed è quello che voglio fare.
Una domanda collega questo sfogo all’inzio di questo post: per essere questo totale fallimento, io, da chi diavolo ho preso?
Ridicolmente vostra.

  • robby

    Ciao
    chi ti legge magari non è iscritto su FB e quindi non può condividere i tuoi file li. ANche mettere mi piace se non sei iscritto su fb non si può. Quando commento qua o posto un tuo post sul mio blog è perchè il post mi colpisce.

    • http://www.LioSite.com/ Lio

      Grazie Robby, ma la solitudine uccide lentamente e lungo questo tempo interminabile vedere che qualcuno c'è sul tuo cammino aiuta! Hai presente (tu che ami tanto i nostri pelosi) come fanno i "bau"? si strusciano alle tue gambe, ti danno musate se sei assente, vogliono sapere che tu ci sei e sei presente. Ecco, io sono come un cane abbandonato che è brutto, fa un po' schifo, ma ti da' delle musate solo per farti sapere che anche lui c'è e vorrebbe che tu gli dessi una carezza, anche solo di passaggio…..

  • Elsa

    Anch'io prendo le tue citazioni e le posto sul mio blog.. non ho facebook… Tu non hai idea di quanto io apprezzi tutto il meraviglioso lavoro che fai scegliendo per noi bellissime foto e superlative citazioni e poesie. GRAZIE GRAZIE GRAZIE di CUORE. TVB! :o)

    • http://www.LioSite.com/ Lio

      Elsa, grazie!

      Dovrei dire a te le stesse cose che ho scritto all'altra amica sotto. Se mi rileggo mi vergogno di esternare così la mia sofferenza: non ho pudore né un minimo di orgoglio ormai.

      Ma si sta così male che si perdono i freni. Guardo fuori ora, c'è un sole splendido in un paesaggio immacolato, neve e cielo azzurro. Ma è fuori, fuori dalla mia portata ormai. Fuori dalla mia portata anche gli amici, le telefonate, lo squillo del campanello alla porta che annuncia una visita. Fuori dalla mia portata camminare, fare foto, avere voglia di qualcosa, vivere.

      E allora l'unica cosa che conta, l'unica boccata di ossigeno è quando vedi che qualcuno si accorge del tuo desiderio di condividere arte, cultura, emozioni. E la cosa che ti stronca maggiormente è l'opposto, la persona che ti chiede come NON ricevere piu' e-mail con i miei post, come cancellarsi dalla mia pagina Facebook…..

      Ma meglio lasciare perdere.

      Grazie per le parole che mia hai lasciato, una profonda boccata di ossigeno per me.  (•◡•) /

  • Gianna

    Ciao Lio ti ricordi di me? Passo spesso di qui' e mi fermo tanto di quel tempo. I tuoi post sono meravigliosi.Un angolo nella rete bellissimo . Un caro saluto…

    • http://www.LioSite.com/ Lio

      Gianna carissima, certo che mi ricordo di te e mi vergogno per non scriverti…
      CHiamala stanchezza fisica e morale, chiamala depressione o apatia, il nome non cambia la realtà e mi fa sentire talmente in colpa con te ed un'altra amica….
      Ma domani scrivo, prometto di farlo. Oggi NO, debbo andare a vedere l'opera messa in scena da mio figlio e dalla sua compagna e per me l'idea è un incubo. Non per l'opera in se che io apprezzerei moltissimo, ma per il fatto di dovere uscire, fuori dal mio buco io sto così male…..
      Ci sentiamo domani e GRAZIE!!!
      Un abbraccio fortissimo

  • barbara pescarolo

    Ciao lio volevo ringraziarti per il tempo che dedichi a tutti noi. Adoro il tuo lavoro e nei momenti più difficili'' passare qui da te e' l' unico modo per ritrovare la forza per continuare a lottare. Non esisto su facebook, non ne sento la mancanza e non credo si possa valutare il successo di un' opera d'arte basandosi sul numero di like. Si cara amica, il tuo sito e' un capolavoro utile a chi ancora spera. Non smettere. Ti abbraccio grande. Barbara

    • http://www.LioSite.com/ Lio

      Ciao Barbara!
      Chissà perché (ma voi amiche ed amici lo dovreste sapere…) inizio sempre a rispondere scusandomi del ritardo con cui lo faccio. In effetti ho visto queste magnifiche parole solo ieri, ma non avevo la forza per rispondere dopo essere uscita a fare le spese. NON RIDETE!!! So che sembra una scusa, ma non la è, purtroppo
      Hai ragione Barbara a non esistere su FB… quel posto sembra servire solo per rendere i rapporti reali tra le persone inesistenti e contemporaneamente permette di mostrare il peggio lavorando di nascosto dietro le spalle delle persone.
      NUlla potrà mai sostituire il guardarsi negli occhi mentre ci si dicono le cose che si vogliono condividere: nulla!
      Per me è un veicolo da usare: non ci entro quasi mai, faccio solo condivisioni di citazioni. Mai condividerei un post personale, uno di questi che invece "oso" mettere qui nel blog.
      Chi di voi arriva fin qui a leggere ha una disponibilità a capire o almeno ad ascoltare. Su FB questo non potrebbe accadere. L'unica volta che postai qualcosa di personale sono stata fustigata da 1000 predicatori che dall'alto del loro "star bene" mi hanno detto che dovevo solo reagire e non piangermi addosso…….
      Chissà, forse avevano ragione loro, ma io ho imparato almeno questo dalle mie citazioni e dalla vita: "Prima di giudicare un uomo cammina, per tre lune, nelle sue scarpe."
      Amo questo sito come mezzo per dare qualcosa ad altri, quello che ormai nella realtà non posso più fare.
      Ho iniziato a crealrlo l'anno in cui sono arrivata qui, 12 anni fa. Proprio perché – dopo pochi mesi qui – avevo realizzato che qui non sarei più stata la stessa, che la mia vita – senza amici – era finita.
      Il sito avrebbe potuto/dovuto essere il mio modo di esprimere l'amicizia che avevo dentro, la necessità di dare, il desiderio di esserci e di condividere.
      Ma non avevo contato che l'assenza di una realtà, l'assenza di parole, occhi, mani, sorrisi, complicità, in una parola l'assenza delle persone, avrebbe reso tutto questo "sterile".
      Puro egoismo il mio: la ricerca della "carezza", della presenza umana, delle parole, forse (anzi di certo) la ricerca di giudizi positivi, di incoraggiamento… tutto questo non c'era e questo vuoto faceva e fa male…..
      Ecco perché trovare un messaggio, vedere una condivisione o il famoso "like", diventano un sogno che si realizza, un momento di comunione con qualcuno che non so nemmeno chi sia, ma che per un attimo, uno solo, mi è stato vicino ed amico.
      Per questo esiste solo una parola: Grazie!!
      Grazie amica mia per esserci stata, per un momento o per tanti momenti. Ci sei stata e mi hai fatto stare bene.
      Perché per stare bene si deve essere vicini e se questo non è possibile, ci si deve almeno "sentire" vicini.
      E le tue parole mi hanno fatto sentire abbracciata ed io di abbracci non ne ricevo mai.
      GRAZIE!
      lio

      • barbara

        Ciao carissima amica lontana. Anche oggi qui. Speravo di trovare un tuo nuovo pensiero. Pazienza, ho comunque tanto da vedere. Come procede dalle tue parti? Spero bene (si fa per dire:-) o perlomeno non peggio di sempre. Grazie per aver risposto al mio precedente pensiero, mi hai reso felice. Sei speciale' non dimenticarlo mai. Ti abbraccio tanto e continuo a girovagare nel tuo meraviglioso sito. Baci dolci, a prestissimo.

  • Bruna

    Lionella cara, noi ci conosciamo da anni e una delle cose che ho apprezzato e continuo ad apprezzare di te è la costanza nel cercare di condividere contenuti di qualità, sia nella vita privata che in quella pubblica.
    Alla nostra età penso che un bilancio fallimentare sia ragionevole, solo chi valuta la propria vita in modo superficiale e presuntuoso si attribuisce il vanto di non aver sbagliato.
    Ai tuoi ragazzi hai fornito strumenti importanti per crescere e sono certa che li abbiano già usati e li useranno ancora per effettuare scelte positive.
    Il tuo è un "salotto" di qualità, un luogo in cui si entra in punta di piedi e con educazione per "prendere" con piacere quello che metti a disposizione.
    In questo mondo dove si naviga in modo veloce e spesso superficiale, dove tutto si prende e si butta con la massima disinvoltura senza riuscire a dare il giusto valore alle cose e alle persone trovare un sito come il tuo vuol dire, per chi lo sa apprezzare, respirare un po' di ossigeno per la mente ed il cuore.
    Non crucciarti troppo per i pochi visitatori.
    L'attenzione appassionata di pochi utenti è forse più importante di quella di molti utenti superficiali e distratti.
    E per non farci sommergere solo da volgarità, superficialità, maleducazione, ignoranza e stupidità abbiamo bisogno anche di siti come il tuo.
    Se si spengono tutte le luci non capiremo più dove andare.

    • http://www.LioSite.com/ Lio

      Bruna carissima, mi sento così in colpa per non risponderti.
      Ma sono momenti veramente duri….
      Domani spero di trovare abbastanza forza per rispondere sia a te che a Gianna.
      Scusami! :(

      • Bruna

        Ciao, mi spiace molto per tutti i tuoi problemi.
        Non ti scusare, La qualità ha bisogno del suo yempo e dei suoi tempi.
        Un abbraccio

  • Regine

    Carissima Lio,
    Mi ero persa questa lettera….non la condivido, sopratutto alla fine….ma se tutte le persone che scrivono su FB sapessero scrivere e descrivere i stati d'animo , come lo fai tu, saremo tutti piu felici…Ti ringrazio di cuore di avermi data l'opportunità di leggerla e di riflettere…Bisous

    • http://www.LioSite.com/ Lio

      Regine, sei sempre la solita bellissima persona.

      Un abbraccio forte forte ♥

  • nessuno

    Gentile e sensibile Lio,
    mi sento in dovere di dirTi che esistono molti che come me non utilizzano FB e simili…, siamo dei "nessuno", padri separati lasciati da soli a combattere una lotta impara per stare con i propri figli che ti distrugge lentamente.
    Nelle mie notti insonni sono capitato casualmente nel Tuo sito e ne sono rimasto colpito… sei riuscita a fare qualcosa di bello e vivo…
    Spesso quando devo riempire il mio profondo vuoto navigo nel tuo sito. Questo per dirti di non smettere, fallo per tutti i nessuno che come me non premono nè like nè scrivono commenti. Questa è la prima volta che scrivo un commento… e probabilmente anche l'ultima.

  • http://nellarugadeltempo.blogspot.it/ Loretta Stefoni

    Ciao cara, ora posso commentare, quindi stai certa che ti leggerò. Un abbraccio! Loretta

    • http://www.LioSite.com/ Lio

      Grazie Loretta!