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Quelle scoperte che uccidono

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Pubblicato il 30 ottobre 2014 - Categoria: Sfogarsi aiuta
Pietro-fine-corsa

“Tra vent’anni non sarete delusi delle cose che avrete fatto, ma di quelle che non avrete fatto.”
Lo ha detto Mark Twain ed è una stronzata!
Vorrei non avere fatto nulla se non pensare a me stessa per tutta la mia vita, coccolandomi e regalandomi tutto quello che mi poteva dare piacere.
Vorrei non essermi mai negata nulla, vorrei non avere sempre scelto di favorire altri rinunciando io a qualcosa che pur desideravo.
Vorrei non avere MAI creduto nell’amicizia, nei rapporti umani basati sull’affetto reciproco e sulla lealtà.
Vorrei potere cancellare tutta la mia vita e dimenticare tutte quelle cose che fino ad oggi erano per me così importanti, che erano quelle che pensavo avessero dato un senso alla mia vita.
Perché alla fine basta che arrivi l’ennesima notizia di un “tradimento” da parte di chi consideravi amico, per crollare – se possibile – in un abisso ancora più nero e profondo di quello in cui ti stavi già trascinando. E forse all’origine di tutto in fondo in fondo ci sono proprio questi terremoti, le delusioni che ti arrivano addosso da quello in cui – purtroppo – ho continuato a volere credere: l’amicizia.
Ieri, nella mia solitudine, pensavo e parlavo con me stessa usando 2 voci nella mia mente. No, rassicuratevi, non sono pazza: è solo il mio modo per sopravvivere, parlo con una voce che pare uscire dalla mia bocca e mi rispondo con una diversa voce che è nella mia mente. Questo mi permette di fingere di avere un colloquio con qualcuno, di parlare e potere confidare I miei pensieri e magari, ottenere anche un consiglio ed una risposta.
Forse è solo l’ultima spiaggia di una persona disperatamente sola e vuota di tutto, che sa di non avere speranze e che vorrebbe che tutto finisse perché vivere senza un futuro, vivere senza un presente è solo angoscia.
Ed ora vorrei anche distruggere l’unica cosa che mi era rimasta: il passato o meglio, il ricordo del passato.
Nel corso della mia vita troppe volte ho dovuto ammettere, con me stessa e al mondo, di essere stata stupida, di avere sbagliato. L’unica cosa che mi aiutava ad accettare questi errori era che erano nati da scelte fatte con la convinzione di agire per il meglio (cosa che peraltro penso sia un po’ la giustificazione che ognuno da’ ai propri errori).
Ma c’erano cose a cui non potevo rinunciare, cose che pensavo fossero eterne, uniche, troppo belle per potere essere appestate e rovinate dallo squallore della mia vita quotidiana.
Erano quelle cose che mi hanno fatto tirare avanti in questi lunghi anni canadesi, un po’ come la mia riserva di ossigeno. Poi, poco per volta, questa riserva di ossigeno si è inquinata, si è ridimensionata fino a diventare solo una piccola pozza che serviva a mala pena a convincermi che potevo andare avanti ancora anche su tutto in me gridava la cosa opposta.
Mille piccole cose che nel corso degli ultimi mesi sono andate sparendo o deteriorandosi. E così lo spazio per la “speranza” si riduceva fino a sparire del tutto. Ma ho scoperto che si può sopravvivere anche senza speranza, badate bene, dico “sopravvivere” non vivere. Sono due cose molto differenti.
Ma al naufragio del principio fondamentale che ha accompagnato l’intera tua vita, si può sopravvivere? In questo momento, a botta calda e con il dolore che mi pare abbia preso possesso di ogni parte della mia mente, mi verrebbe istintivo dire di no. Ma purtroppo so che una fuga dignitosa e naturale non sono mai regalate a quelle come me.
La delusione alle volte ti colpisce quando meno te lo aspetti, quando già stai cercando di stare a galla attaccata con le unghie ad uno spunzone nel vuoto e già senti le dita rigide e quasi senza forza.
È allora che di colpo arriva una notizia – quando proprio non ci pensavi – e quella notizia ti toglie il fiato e ti sprofonda in un vortice che ti tira giù verso il centro del nero.
Ed allora inizi a pensare e il pensiero va ovunque, tocca tante aree sensibili, ricordi, sogni. Ed alla fine, esattamente come un fiume in piena che esce dai suoi argini, quel pensiero porta via tutto e lascia solo distruzione dietro di sé.
L’evento scatenante? Una perdita economica legata ad un prestito che feci per salvare un amico tanti anni fa in Italia. Non era il primo, lo avevo salvato altre volte. Doveva essere una cosa provvisoria, la cifra era importante, una cifra che in quel  momento potevo togliere dal mio budget, ma solo in modo provvisorio. Ma quella provvisorietà divenne lunga, eterna. Ma non è la storia di un prestito che voglio raccontare, ma la storia di un comportamento falso e cattivo.

Quando si ha bisogno di qualcosa gli amici sono da “corteggiare”. Nel mio modo di vedere le cose ho sempre cercato di non approfittare dell’essere in “credito” e quindi il mio rapporto con questo amico rimase uguale quando ero in Italia. Se passavo da lui per motivi legati alla sua professione, pagavo regolarmente il conto di quello che mi veniva chiesto. Non ho mai tentato di chiedere sconti, forse ho chiesto consigli che chiunque chiederebbe ad un amico.
Poi, diversi anni dopo che avevo fatto l’ennesimo prestito dando garanzia per lui in banca, ho lasciato l’Italia e sono venuta in Canada. Accadde poco dopo il Natale e per quella festa ricevetti un regalo da lui (il primo che mai mi avesse fatto): una spilla con due orsetti. Chi mi conosce sa della mia passione per gli orsi, ne colleziono di ogni tipo. O meglio, ne collezionavo; ormai anche questa è cosa finita e sto per regalare o vendere tutto. Si chiude un’altra parentesi, voglio lasciare ordine dietro di me e pochi problemi per chi resta.
Quella spilla è stata l’unico e ultimo segno di presenza da parte di questa persona che credevo essere mio amico. Non lo ho mai più sentito: nessuna telefonata, nessuna mail: NULLA.
Solo mio marito ha mantenuto I contatti con lui, prima quando era in Italia cercando di aiutarlo facendogli un piano di rientro rateale, poi quando anche lui venne in Canada scrivendogli e sollecitandolo a fare qualcosa. Ma I rientri per lui da osservare erano quelli con le banche, erano i presiti non garantiti perché quelli potevano portarlo al fallimento. Con me poteva fare quello che voleva, sapeva che non lo avrei fatto fallire e sapeva che comunque se ci avessi provato I miei soldi sarebbero andati persi. E quindi ha salvato tutte le posizioni della altre banche per non essere dichiarato fallito. L’unica che poteva saltare era la mia visto che la banca poteva rientrare usando la mia garanzia.
E stamani me lo hanno comunicato: una email (in attesa della raccomandata scritta), molto formale.
Era solo una formalità per la banca. Ma io dal cosiddetto amico non ho saputo nulla. Da quando ho lasciato l’Italia non ho mai più avuto una sola riga da lui, un augurio, una giustificazione, una scusa. NULLA!!
In tutti questi lunghi anni mi sono sempre sentita in colpa per avere sottratto una considerevole cifra alla mia famiglia, soprattutto ai miei figli. Per questo motivo avevo deciso di non spendere nulla per me, nessun extra. Solo I primi tempi, per distrarmi dalla solitudine, ho speso denaro per una mia passione, gli Swarovski. Ho perso giornate, mesi a seguire e cercare prezzi speciali sui cristalli Swarovski sulle aste di Ebay. Poi ho smesso rendendomi conto che non era corretto spendere per queste cose e che I miei figli dovevano essere, come sempre sono stati, messi al primo posto.
E da allora non mi sono più permessa di spendere nulla per me, rinunciando a qualsiasi cosa anche a curarmi privatamente o avere qualcosa che mi piacesse ma che non fosse indispensabile.
Nulla di imposto da nessuno, una mia scelta. Una scelta che mi pareva doverosa fino a quando non fossi rientrata in possesso di quel denaro.
Ora so che non lo rivedrò mai più, ma non sento rabbia per il denaro perso, o per le cose che mi sarebbe piaciuto fare e che non ho potuto/voluto fare a causa sua.
NO, quello che sento è una angoscia terribile data dalla delusione e dal crollo di quello in cui ho sempre creduto. Allora in fondo questa è l’amicizia? A questo ho dedicato la mia vita previlegiandola a tante altre cose? Non è certo la prima volta che mi ritrovo ad affrontare una delusione simile, il tradimento di una amicizia, la scoperta di essere stata usata.
No, non lo è, ma di certo sarà sicuramente l’ultima. Forse ormai è facile per me dire così, ora che sono sola e non ho più nessun amico nella mia vita e nessuna possibilità di averne altri. Ma credetemi, se è vero che la solitudine mi impedirebbe di avere altri amici, la stessa solitudine mi aveva portato ha dare un valore enorme al concetto stesso di amicizia. Ed ora è proprio quello che sto seppellendo. Ora e solo ora capisco che l’amicizia, I sentimenti sinceri, lo scambio di aiuto senza secondi fini, la generosità che nasce dal cuore, tutto questo non esiste e se è esistita è solo la dimostrazione dell’essere stupidi.
Quelli intelligenti, i furbi, sono come l’amico in questione: ti usano, ti cancellano e si salvano mandando te al macello.
Ed è proprio per questo che oggi mi pento di tutto, delle mie scelte, delle mie rinunce, del mio negarmi tutto a favore di altri. Perché quello che ho fatto credendo di essere nel giusto, pensando che fosse mio dovere farlo, è invece solo la prova di quanto sia stata una povera stupida credulona ed ingenua per tutta la vita.
E quindi al dolore per la delusione si aggiunge questo sentirsi stupida. Forse una giusta punizione, la legge del contrappasso. L’unica cosa positiva che pensavo di me stessa era proprio questa: pensavo di essere intelligente!
Ma non lo ero, non lo sono mai stata. I veri intelligenti sono gli stronzi che pensano solo a sé stessi, che negano tutto agli altri privilegiando sé stessi. Sono loro I vincenti ed avrei potuto e dovuto capirlo prima se non fossi stata stupida: basta guardarsi intorno!
Ora so che anche l’ultima cosa in cui credevo, quella su cui avevo basato il percorso contorto della mia vita, era solo una falsità, uno specchio per stupide allodole.
Ho fissato una luce che non esisteva per andare avanti per una strada che poteva solo portarmi dove sono ora. Che senso ha piangere oggi quando ti accorgi che non è colpa di nessuno altro se non tua l’essere oggi una fallita, una donna depressa, triste e sola?
Gli altri che mi hanno lasciato per la strada nel corso di questi anni hanno fatto la scelta giusta, non ci si deve accompagnare a persone come me, che non hanno mai capito che nella vita l’unica cosa veramente importante sei solo tu, che solo a te stesso devi riservare il meglio. E che l’IO è la cosa principale, per te stesso puoi lasciare crepare per strada tutti, senza un rimpianto, senza uno sguardo, senza una parola. Come ha fatto questo grande “amico”.

Ho iniziato con una citazione, finisco allo stesso modo.
“Le illusioni ci aiutano a vivere. Le delusioni, a morire.”  (Roberto Gervaso)

  • Gianna

    Vorrei esprimere tutto quello che sento e provo dopo avere letto il tuo articolo, non sono capace Lio, posso solamente abbracciarti ….Gianna