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Ho scoperto di non esistere

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Pubblicato il 13 settembre 2017 - Categoria: Sfogarsi aiuta, Tanto per parlare
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Giusto una nota quella che sto scrivendo, una spiegazione o forse una giustificazione.

Il 23 agosto 2017 ho smesso di entrare nei Social, in tutti.
Dovevo decidere se era tempo di chiudere un ennesimo capitolo della mia vita: LioSite.
So che la maggior parte delle persone che qui su Facebook hanno messo un “like” non è nemmeno mai andata su LioSite.
Ed alla mia età dovrei avere imparato che “non si cava sangue da una rapa”.

Ed allora dopo 3 settimane di indagini, bilanci, pensieri e lotte intestine, ho pensato di scrivere questo post, su Liosite, sul blog in cui avevo smesso di scrivere il 10 agosto 2016 con un ultimo messaggio, quando in contemporanea avevo lasciato i Social per la prima volta.
Che palle vero? Ancora qui, di nuovo la commediola…. Ammettete che state pensando proprio questo.

Ad agosto 2016, 13 mesi fa, si erano accumulati troppi eventi negativi a cui, io da sola, non riuscivo più a far fronte.
Mesi di problemi fisici che avevano aperto la strada ad una discesa senza fine, tensione per i momenti duri che stavano affrontando i ragazzi, la mia ormai totale incapacità a potermi rendere utile.
Per poi arrivare alla partenza di mia figlia per gli USA a luglio.
Colpo di grazia quello, da KO.
E la depressione mi ha inghiottito.

Ero tornata, un poco per volta, a febbraio 2017 e pian piano avevo ricominciato regolarmente a postare le mie cose.
Io non so se quello che sento io, che mi fa stare bene o che mi affossa completamente, possa essere simile a quanto accade ad altri.
Posso presumere ci siano cose belle che fanno bene a tutti ed altre che invece danno sofferenza.

Ho sempre creduto che la forza provenga in parte da dentro di noi, ma che – affinché si sprigioni veramente e possa essere determinante per un risultato – solo unirla a quella di altri faccia la differenza.
Detta così mi fa sembrare una sanguisuga, un vampiro succhia energie, ma credo che in fondo essere parte dell’umanità sia una combinazione di mutuo scambio: in certi momenti sei il donatore ed in altri invece sei tu a ricevere.
Un po’ come donare il sangue, lo si dona sapendo che stiamo aiutando qualcuno ma senza ipotizzare che potrebbe servire anche a noi.
In quel periodo l’unica cosa che mi faceva alzare era il “dovere” fare i post su Facebook, vedere se c’erano messaggi cui rispondere, trovare altre cose da condividere che fossero “speciali”.
Solo che non avevo più le lenti rosa e vedevo la realtà e non quello che mi ero sempre convinta ci fosse.
Interesse zero, partecipazione idem, segni di presenza minimi eppure ogni post era visionato da un minimo di 500 fino a 12000 volte (sono visibili sulla pagina all’amministratore).
Non parliamo poi di condivisione dei post: la desolazione totale.
Solo un post è stato condiviso ben 37 volte, ha avuto 70 like ed è stato visto 13000 volte: e il giorno dopo il numero degli iscritti alla pagina era salito di 50 “amici”.
Perché la condivisione è l’unico modo di fare conoscere una pagina, di farla crescere e di conseguenza fare crescere anche il sito.

Ed arrivo al punto.
Capisco bene (anche se ci ho impiegato 8 anni per arrivarci) che a nessuno interessi di me e del mio sito e che quindi solo io abbia a cuore quella epica stupidaggine che LioSiteè.
Ma Liosite è la mia voce, è il mio tramite, è la mia sacca di ossigeno.
È il punto di contatto tra un essere senza un suo mondo e l’unica realtà raggiungibile.
La pagina web LioSite come avevo spiegato in un post del Blog, è il mio “telefono – casa”, voleva essere un salotto in cui incontrare virtualmente le persone, in cui condividere le cose che amavo, in cui chi passava potesse trovare spunti di buona lettura, poesie, immagini, e … un essere umano, una vecchia sola che da sola cercava di mandare segnali allo spazio sperando che qualcuno li sentisse e rispondesse.
A quel sito sto lavorando dal 2002, passandoci le giornate, spendendoci soldi per non mettere pubblicità, per migliorarlo, per renderlo appunto un salotto!
E gli accessi al sito aumentavano, le statistiche di Google analytics erano arrivate a quasi centomila persone al mese, una media di oltre 3000 persone al giorno che venivano nel mio “salotto”.
E sono da anni su questi numeri, forse un po’ meno in questi ultimi tempi a causa del non essere “Mobile friendly”.
Proprio per questo qualche mese fa mi sono messa a studiare di nuovo per potere rifare il sito dopo che ero stata abbandonata dalla persona che me lo aveva rifatto 7 anni fa e non sono stata in grado di trovare nessuno cui affidare il lavoro (non è facile trovare qualcuno in Italia di cui fidarti e con cui potere avere un rapporto “da amici” quando tu stai in Canada e hai quando va bene 6 ore di differenza di fuso orario).
Ovvio il problema è soprattutto mio perché io considero LioSite come un “figlio” che non metteresti mai nella mani di chiunque, che affideresti solo ad una persona con cui hai trovato una comunione di idee.
Senza contare che il costo dell’operazione era davvero pesante (si parla comunque di migliaia di euro oltre a quelli che già spendo per il server dedicato, il dominio e tutto il resto).
Stavo prendendo in considerazione una affiliazione con Amazon libri che, con il numero di visite che avevo, poteva almeno in parte coprire le spese, ma poi sono inciampata nell’ultima botta.
Chiara si è trasferita dall’altra parte del Canada ed io sono felice per lei perché l’unica cosa che desidero è la sua felicità, ma si è aperto un buco nero, uno di quelli veri, come i buchi neri nello spazio, quelli che portano al nulla.
E pian piano ci sto scivolando dentro.
Prendo pillole a manciate ormai e probabilmente grazie a loro mantengo ancora un tot di controllo, ma non ha nessun senso continuare così.
Queste tre settimane senza più entrare in Facebook mi hanno dato la possibilità di chiarire una serie di cose.
Ho parlato con il Customer care di Facebook che mi ha spiegato il perché i numeri della mia pagina non quadravano.
Abbiamo verificato che i quasi 5000 iscritti alla pagina sono solo una parte dei frequentatori della pagina e che anzi i più attivi non sono nemmeno iscritti.
La mia pagina è una pagina pubblica a cui si può intervenire anche senza essersi iscritti (o avere dato il “like/mi piace”), io attraverso i like dati ai post e alle foto mando inviti ad aderire alla mia pagina e molti sembra lo abbiano fatto ma non lo hanno mai realmente dato non sapendo che se non cliccano sul bottone “LIKE” della pagina stessa l’invito non valeva come accettato ed io non potevo nemmeno più re-invitarli.
Il 30% di chi viene sulla pagina crede di averlo dato, ma non lo ha fatto per cui ogni volta che mette un mi piace, o un commento ed io controllo risulta come invitato ma non come iscritto.
Ho seguito quello che mi hanno detto dall’assistenza Facebook Page e buttato una marea di ore in una ricerca stupida e noiosa ed alla fine ho potuto mettere a fuoco la situazione.
Per me in quanto amministratore della pagina, esiste un search interno agli iscritti alla pagina ed è bastato fare passare i nomi per vedere che tantissimi di quelli che pur conoscevo a memoria non erano parte degli iscritti come si vede dagli screenshot sotto.

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Persone importanti per me, ma perdute per la pagina e che – ne sono praticamente sicura – non lo sanno nemmeno e sono convinte di avere dato il loro “like” e a cui probabilmente dispiace che io ci resti tanto male vedendo che la pagina non cresce.

OK, ora finisco :)

Ovvio che – come mi è stato detto e ripetuto un sacco di volte – i numeri non importano, ma quando ci metti tutto il tuo impegno per fare una cosa e farla al meglio (almeno il “tuo” meglio), restare senza vedere nessun risultato ti porta a due conclusioni: o quello che fai fa davvero schifo e quindi è scontato che a nessuno piaccia o non esiste più la possibilità di avere un rapporto reciproco.
Ci si usa e ci si getta, il grazie non esiste, il piacere di parlare e comunicare è dedicato ad altro, si prende tutto senza mai dire/dare nulla.
Solo che io non ci sto!
Sono conscia che il mollare tutto è una forma di suicidio visto che per me questo era l’unico mezzo di comunicare con altri, ma alla fine si debbono fare delle scelte e cercare di mantenere un poco di dignità.
Nella vita si fanno scelte anche contro sé stessi l’importante è esserne consapevoli.
Tanti anni fa dopo essere stata trattata come un sacco di patate, un numero senza importanza, in un ospedale qui  in Canada, decisi che mi sarei rifiutata di sottopormi agli esami che mi erano stati prescritti pur sapendo che il rischio era davvero alto.
Ma mai avrei accettato di essere trattata ancora in quel modo, senza rispetto, senza dignità.
E qui in fondo si tratta della stessa cosa.
Per me voi tutti che visitate LioSite, che siete iscritti alle varie pagine nei social che fanno da vetrina al sito (Facebook, Ello, Stumble-Up, Thumblr, G+, Twitter, Pinterest, Delicious, Reddit) siete degli amici.
Vi prego, non ridete di me o consideratemi solo una persona vecchia, strana, fuori moda e che crede ancora a valori d’altri tempi, ma in fondo questo è quello che sono stata e che voglio restare.
Abdicare da certe cose sarebbe solo perdere il poco di residua dignità che mi resta.
Per tutta la vita mi sono illusa di avere amici, ero sicura fosse così quando ancora ero in Italia.
Oggi ho capito che non era così, le persone c’erano e sembravano amiche forse perché ero in qualche modo utile, anche solo per piccole cose.
Venendo qui ho perso tutta la mia vita, la mia esperienza, la mia lingua, i miei affetti.
È stata una scelta dura e difficile ma non ne sono pentita perché alle persone che amo di più è stato dato un futuro, una possibilità di potere scegliere tra numerose occasioni, di essere più liberi.
E questo mi basta e mi deve bastare.
Ho impiegato anni a capire che quello che avevo in Italia era solo quello che io volevo ed avevo bisogno di credere ci fosse.
Ma non era reale, era solo una mia illusione.
Quando non sei capace di costruire qualcosa, spesso ti convinci di averlo fatto, ti illudi e ti metti degli occhiali colorati che ti permettono di vedere tutto molto bello.
Poi però quando sono troppe le cose che devi cercare di non vedere; quando sono troppe le cose che cerchi di nascondere a te stessa… allora le lenti cadono e vedi la realtà.
E sei costretto ad affrontarla, ad essere onesto, ad ammettere come veramente sono le cose e quindi ad agire di conseguenza.
Pensavate fossi andata in ferie senza nemmeno salutare?
In ferie non ci vado da almeno 16 anni ed anche prima non lo facevo molto.
A volte basta un granello di sabbia in più per bloccare l’ingranaggio e per me è stato sapere che una delle poche persone che qualche volta scriveva nella pagina aveva deciso di lasciare e prendersi una pausa da Facebook.
Non ne conosco i motivi ma mi sono sentita come se stessi perdendo una amica e questo mi accadeva ogni volta che qualcuno di cui ero abituata a vedere un segno di presenza, spariva.
Ed io non posso continuare ad essere legata a persone che non sanno nemmeno chi sono o che sono almeno un essere umano.
Giustamente questa volta nessuno ha reagito alla mia assenza, potevo essere in ferie o potevo essere in ospedale o morta, la cosa non cambiava nulla.
Ognuno di voi ha la sua vita indipendente da quella intangibile che esiste nel web.
Ed è giusto sia così, non vorrei mai fosse differente.
Ma per me voi siete di più e non riuscire a creare un legame di partecipazione, di condivisione, di amicizia mi toglie il fiato.
Si dice:” Il medico pietoso fa la piaga rognosa” e morire lentamente credo sia più doloroso che usare un taglio chirurgico.
Il sito continuerà a vivere e continuerò ad aggiungere poesie e citazioni.
Le pagine sui Social resteranno aperte e saranno come templi nel deserto, qualcuno alle volte ci capiterà e magari chissà, lascerà una riga, un saluto, un pensiero.
Io continuerò ad essere qui alla tastiera, davanti al monitor, ad un soffio da tutti voi, invisibile come sempre.
Il vuoto esiste e alla fine non resta che accettarlo lasciando andare la memoria, i sogni, le speranze.
E cercando di cancellare i ricordi perché, al pari delle speranze, non possono fare parte del vuoto.

Grazie a tutti voi e, come dice Renato Zero, “Non dimenticatemi, eh!”