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Fermate il mondo, voglio scendere!

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Pubblicato il 30 giugno 2013 - Categoria: Sfogarsi aiuta
Sola nel buio

Ci sono dei momenti in cui si prende coscienza di non farcela più.
Alle volte basta una sciocchezza, la classica goccia, per vedere saltare in aria tutto e appunto scoprire che si è ormai a fine corsa, che si vuole mollare tutto.
Un po’ come gridare: “Fermate il mondo, voglio scendere!”
E, in effetti, è proprio quello che desidero in questo momento, potere mollare tutto, addormentarmi e non svegliarmi più. Non sono parole che vogliono apparire drammatiche, sarebbe troppo stupido da parte mia e fino ad oggi la stupidità non era rientrata tra le tante cose di cui mi sono accusata.
No, è solo un segno di enorme stanchezza, non fisica, non faccio ormai nulla oltre a stare qui seduta di fronte al monitor, ma stanchezza dentro, stanchezza morale, quel qualcosa che uno si sente salire pian piano e che alla fine gli toglie il respiro, la luce ed ogni desiderio.
Ecco, stasera mi sento così. O meglio sono mesi che sento questa marea nera che sale dentro, ed ho lottato per tenermi a galla, ma oggi penso che sarebbe una liberazione lasciarsi andare, smetterla di recitare, smetterla di fingere e accettare questa condizione.
Man mano che aumentano i miei limiti fisici, capisco quanto pesanti siano assommati a quelli psicologici. Liosite è tutto quello che mi resta o forse meglio sarebbe dire che ci sto attaccata per non andare a fondo. Mi tiene occupata, mi fa passare le giornate, mi fa fingere con me stessa. Posso dirmi che non mi annoio e che sono occupata e questo mi salva.
Ma alle volte preferisco essere lucida e non recitare con me stessa ed in quei casi mi sento affondare. Perché la verità è ben differente, non è che io sia occupata, il mio sito fa acqua da tutte le parti, non guadagno “amici” su FB o su Tumblr o su Pinterest. Siti che hanno iniziato con me sono arrivati a 10mila “like”, uno come il mio di citazioni aperto due mesi dopo il mio (su Facebook solo) ha oggi 58mila fans!!
Io sono riuscita ad arrivare a 400 ora e nessuno mai dice nulla, nessuno interviene sul sito o su FB, non ci sono quasi mai dei  like. Lo so, a chi non vive quello che ho dentro io, tutto questo può solo sembrare stupido e forse lo è.
Ma mi ero dato uno scopo e speravo almeno per una volta, di non fallire. Volevo creare un salotto, un posto in cui la gente si trovasse, volevo potere attraverso i libri che ho amato e le immagini mie, volevo comunicare ancora per una volta, quello che sento dentro, quello che per tutta la vita ho cercato di dire ma che non sono riuscita a fare.
Insomma, mi ero data ancora una possibilità, una meta da raggiungere. Era solo un modo per non sentirmi sola, per fingere con me stessa che a qualcuno ancora importasse di me o anche solo sapesse che esisto ancora.
Il silenzio, la solitudine, l’assenza di ogni forma di amicizia mi ha ucciso dentro, o chissà, forse sono sempre stata così, solo una persona depressa e insoddisfatta di quello che è.
Forse alla fine si dovrebbe solo accettare quello che si è, farsi carico del fatto di essere un fallimento e smetterla di lottare. E soprattutto smettere di fingere, il silenzio può diventare un compagno e lasciare perdere tutto elimina le aspettative e non si sentono più le delusioni.
Se si smette di sperare, non si resta delusi. Se si accetta il nulla, il tutto non rientra più nei tuoi orizzonti.
Perché non ci si può rendere ridicoli sempre. Non si possono controllare le statistiche del blog per vedere se per caso qualcuno magari è passato di qui ed anche se non ha lasciato un segno, però c’era e in quell’attimo non ero sola.
Tutto questo non ha senso. Tanti anni fa, dopo giorni di sofferenza profonda, premetti il tasto per cancellare tre anni della mia vita. Un tasto che cancellò un gruppo, il mio gruppo di grafica, il mio salotto. Lo feci perché per me era tutto, era la mia vita e mi ero accorta che, ovviamente, lo era solo per me. Cioè le persone che ne facevano parte avevano una vita, una vita normale, delle amicizie, lavoro, impegni, famiglia. Io non avevo più nulla di tutto questo e quindi vivevo il gruppo come una cosa vitale. E alla fine mi ero accorta appunto che era una farsa, una recita che facevo con me stessa. Mi davo importanza, mi sentivo “cercata”: era quello che volevo, sentirsi utile, sentirsi parte di qualcosa.
Tutti nella vita cercano di essere qualcuno per qualcun altro.
Ma si ha la necessità di sentirselo dire, soprattutto se di tuo ti senti solo un’inutile sfigata e inutile persona.
Ora però mi accorgo di come sono stanca, stanca di non riuscire a combinare  mai nulla di buono, stanca di essere INVISIBILE.

  • .

    Ciao!!!

    capito qui per caso, nella ricerca di terzani (che ho trovato, grazie) e capito su questa pagina…la risposta la vedo nel brano di terzani che ho trovato e che ti allego il link del tuo blog…bisogna crederci!!!provarci…
    Ho avuto momenti in cui pensavo le tue stesse cose poi un qualcosa mi ha stravolto la vita…il cammino di santiago…se mai vuoi fare qualcosa di folle, secondo me fa giusto per te…credimi (è difficile xchè non sai minimamente chi sono)….ma ti cambia la vita..
    Buen camino

    Se sai cosa cerchi non troverai mai quello che non cerchi … e che magari
    è giusto la cosa che conta, no? Per cui è uno strano processo che richiede una
    grande determinazione, perché implica rinuncia, assenza di certezze. E comodo
    adagiarsi sul conosciuto, no? Alle otto c’è il treno, alle nove apre la banca,
    comportati bene, non rubare i soldi, e avanti. Ma se tu esci dal conosciuto e
    cerchi strade che non sono state completamente battute o, come dico, hai la
    possibilità di scoprire qualcosa di straordinario.

    http://www.liosite.com/citazione/tiziano-terzani-fare-una-vita-una-vita-una-vera-vita/

    • http://www.LioSite.com/ Lio

      Amico "." , ciao!
      Prima di tutto grazie per avere scritto, come avrai visto succede di rado :)
      Terzani mi ha "salvato" tanti anni fa in un momento di crisi pesante e da allora me lo tengo stretto dentro. Il buon toscanaccio lo chiamo tra me e me, come mio padre. Capisco quello che mi dici e capisco anche quanto sia difficile "leggere" una persona attraverso le parole che scrive in un blog. Spesso si da' solo per scontato che chi legge ti conosca ed invece ovviamente non è così. Non so si tu alluda al cammino di Santiago inteso nel senso reale di andare a percorrere uno dei vari percorsi per Santiago de Compostela, ma se a questo alludi posso escluderlo con certezza. Prima cosa io ormai vivo in Canada e quindi piuttosto lontano dalla Spagna. Tanti anni fa percorsi una parte di quel percorso (quello francese) ma in camper. Avevo i figli piccoli ed era una curiosità nata dopo la lettura di Coelho. Era un po' una rivisitazione di quello che da giovane era la ricerca di me stessa attraverso i raduni di Taizé o il lavoro con la comunità di Emmaus. Oggi comunque non potrei farlo visto che la mia possibilità di camminare si limita a pochi passi e possibilmente appoggindomi ad un carrello della spesa… :(
      Ma se intendi invece la ricerca interiore che il cammino ti permette, questa credo di averla fatta e per tutta la vita. Non credo di essere stata capace di ritrovarmi o forse quello che ho visto e trovato non mi è piaciuto. Cambia poco credo, alla fine si accetta o si rinuncia. Io non so bene cosa ho fatto, credo di avere tenuto duro fino al momento in cui i miei doveri verso gli altri sono finiti, quando i figli sono diventati grandi, quando io sono rimasta sola.
      Ed a quel punto ho tolto la zavorra che in qualche modo mi teneva ancorata a me stessa e mi sono persa. La depressione, la solitudine, l'assenza di futuro ha fatto il resto. Non sto cercando scuse, non ce ne sono. La depressione è purtroppo una eredità di famiglia e il non curarla non ha aiutato. La vita me la sono scelta io, non posso dare colpe a nessuno: ho fatto le mie scelte, le ho fatte "liberamente" e sono convinta che – siano state esse giuste o sbagliate – sia corretto che ne sopporti le conseguenze.
      La citazione di Terzani è magnifica, se avessi potuto avrei voluto mettere tutti i libri completi qui perché le persone li leggessero :)
      Ma credo di avere fatto già (in parte ovviamente e solo per quanto sono riuscita) quello che citi anche qui sopra. Ho decisamente lasciato la via conosciuta, la mia vita normale, la realtà sicura. E non solo una volta. L'ho fatto a meno di 18 anni, lasciando la mia famiglia, lasciando gli studi e andando a vivere in una comunità Emmaus, convinta di cambiare il mondo, di aiutare la gente meno fortunata di me, i poveri, gli ex-carcerati, gli alcolisti… Ho retto 5 anni, mi sono rovinata la salute e alla fine in un certo qual modo, sono tornata alla vita "normale" senza però essere io normale… Dopo di che 20 ani di vita normale o quasi, una famiglia, una continua ricerca di mediare quello che sentivo dentro di me con la realtà quotidiana. Non è stato facile, ma credo ci siano state vite molto peggiori della mia e quindi non me ne lamento. Poi altra virata, altra decisione di cambiare tutto, di provare a creare una vita diversa di nuovo. A quasi 50 anni lascio l'Italia, la mia vita, gli amici, il "conosciuto", annullo la mia esperienza e la mia conoscenza e parto per il Canada con i miei figli.
      Convinta, come diceva Guccini, di "avere ancora la forza"…… Non era così… Posso solo sperare che questa scelta sia stata positiva per i miei figli, che abbia almeno dato loro un futuro più tranquillo e sicuro di quello che l"italia gli avrebbe dato. Per me ha signid=ficato la perdita di tutto, di me stessa in primis, perché noi siamo quello che la nostra esperienza ci dice di essere. Se togliamo a noi stessi la conoscenza che abbiamo, se togliamo tutto, di noi resta poco o nulla e alla mia età non potevi reinventarti e fare crescere una nuova persona.
      Ecco, io non ho potuto, o meglio, non sono stata capace di scoprire nulla di straordinario lasciando la strada battuta. Ho solo perso me stessa del tutto, mi sono solo affondata nella "malattia oscura" che vorrei ricordare una volta di più, non è una sensazione, non è malinconia, non è un modo di dire: è malattia vera, organica, reale. Malattia della mente, malattira chimica, che ti avvelena la vita e ti toglie tutto. Sono riuscita a risponderti solo perché ero "fresca" e soprattutto perché è importantissimo per me dare una risposta ai pochi che si prendono il tempo per lasciarmi il loro segno di un passaggio qui.
      Siete la mia ancora di salvezza, perché questo sito è l'ultima mia spiaggia. E quindi sento di doverlo alle persone che di qui passano e che forse non sanno quanto importante sia il loro lasciare qui un segno.

      Quindi "." anonimo e senza nome, GRAZIE!
      Spero troverai altre cose che ti possano interessare nel mio sito, io ci lavoro ogni giorno, per 10 ore, per aggiungerci tutte le citazioni dei libri letti e e che mi hanno dato qualcosa di importante. E spero possano darlo anche ad altri.
      Grazie dunque e buona vita a te.
      Lio

      • .

        ..non credo di aver nulla da insegnare a te, ne a nessun altro…ho solo una fisionomia mia, creata dalle mie esperienze che mi porta a dire a chiunque di non mollare mai nella vita…per te e per chi ti sta attorno..
        Grazie a te