Blog

Dal cassetto del passato

0
Pubblicato il 25 febbraio 2012 - Categoria: Ricordi
Volare liberi

Nel passare man mano tutte le decine di files che ho archiviato per il mio sito, sono incappata in una vecchia lettera che scrissi 10 anni fa ad un caro amico e mi ci sono ritrovata ancora oggi. Più vecchia di 10 anni e ancora tanto simile ad allora.
Gli amici nella realtà scompaiono,  ma restano sempre ben rinchiusi nel mio cuore. E da quei tempi è stata una vera strage: gli amici li ho persi tutti,  per colpa mia, colpa della depressione che mi impedisce di farmi sentire o forse solo perché così era segnato.


E di certo il dolore più devastante di questi anni è stato proprio questo, la perdita degli amici. Solo con questa perdita ho capito cosa fosse la solitudine, quella che ti entra dentro come l’umida nebbia, quella che ti fa sentire freddo sempre anche quando stai sudando, quella che ti fa scoprire di avere le lacrime che scivolano lungo il viso.
Ma non voglio parlare di questo, voglio solo rievocare una bella amicizia postando questa vecchia lettera.
Dedicata ad un caro e mai dimenticato amico dai tanti nomi :)

Ma noi amico mio siamo immortali solo per quello che possiamo lasciare di noi, ed in noi viventi, immortali ci sono solo i ricordi.

Non so dirti quando e perché ho voluto iniziare a mettere ordine nelle fotografie della mia vita; di sicuro non avevo pensato all’effetto devastante che avrebbe potuto avere. È stato forse solamente la spinta a volere sistemare le cose, a creare ordine nel disordine; non penso di avere avuto altre intenzioni.
Ma ho dovuto invece prendere coscienza di tutt’altro: poche immagini riportavano a me, ho sempre odiato essere ripresa, ma in quelle poche ho voluto cercare di vedere il passato, e di confrontarlo con il presente.
E così, ho visto o forse ho sentito cosa era accaduto della mia vita.
O forse, dovrei dire meglio della mia morta vita.
Cosa è la morte?
Una assassina? Una condanna?
No la morte è semplicemente un desiderio, il desiderio di quello che lei – morte – non ha mai avuto ma che ha sempre sognato: la vita.
Che differenza quindi potrà esserci in me che guardando delle foto ho solo visto desideri traditi, sogni mai realizzati.
La morte conosce il dolore e la sofferenza per la sua stessa natura, le incontra di continuo. Ben difficilmente incontra sulla sua strada la gioia e la felicità, e probabilmente se anche li incontrasse non saprebbe riconoscerli.

To learn and to feel: questo è quanto alla morte manca, per cambiare sé stessa deve imparare a conoscere la vita, l’amore, la gioia; ma per poterlo fare dovrebbe avere in sé una cosa che nello stesso momento in cui le si avvicina …finisce.
E allora non le resta altro che aspettare, silenziosa, da sola. Attendere che le venga concessa la possibilità di vivere.
Che assurdità questa mia asserzione: ma io conosco il dolore della morte, so quanto le manca la vita.
Ma lei non sa una cosa che io invece ormai conosco: lei non sa che provare nostalgia vuole dire provare un sentimento.
Lei non capisce che possiede delle emozioni.
Lei non capisce che sentimenti ed emozioni sono già vita.
Ecco, molto confusamente sto cercando di spiegarti cosa vedo io in quelle poche foto che mi rappresentano.
Vedo solo morte, intesa come tradimento della vita, accettazione di scelte sbagliate, repressione di me stessa e di quanto era dentro di me.
La strada che mi porta a trarre tutte queste conclusioni è troppo lunga perché io possa sperare di dividerla con te, e forse nemmeno voglio farlo.
Tu, amico mio, ami la filosofia e quello che essa racchiude: il pensiero senza costrizioni.
Diceva Sofocle, “Mai nessuno giudichi felice un uomo, prima del giorno della sua morte, prima che la sua vita sia trascorsa priva di dolore ..”
L’amicizia, l’amore, la paura, l’angoscia, il male, la felicità, la morte – che fanno parte integrante della vita umana e dunque riguardano tutti molto da vicino. Possiamo perciò discuterne fin che vogliamo, ma poi, per affrontarle nel modo migliore, è consigliabile poterle vivere.
Guardandomi intorno per l’intera vita ho visto persone fortunate perché sembrano amate da tutti, circondate da amici ed altre invece sole, senza amicizie e amori.
Io sono (o forse dovrei dire ero) arrivata ad una mia conclusione: non è importante essere amati, essere coperti dall’affetto degli altri, quanto piuttosto amare ed essere amici noi degli altri.
Ho quindi smesso di cercare amore, ho solo seguito la mia scelta: amare e dare amicizia.
Ho cercato di farlo nel migliore dei modi, come meglio potevo ed ho tradito tutto pur di seguire questa strada: anche me stessa.
Non sono pentita delle mie scelte, sono solo forse vuota, ma in fondo credo sia impossibile che un vaso possa riempirsi se è crepato.
Ed io lo sono da sempre, piena di crepe da cui esce tutto ciò che entra….
Vivo oggi come negli anni trascorsi, ricevendo più di quanto riesca a dare.
Epicuro trascorse la sua vita cercando di spiegare agli uomini come non avere paura e di conseguenza come essere felici.
Lo ho riletto recentemente visto che la paura è compagna assidua della mia vita: ma la paura è una emozione che nasce per difenderci da un pericolo e quindi di per sé è giusto avere paura.
Ma se la paura può essere una compagna sincera e corretta, non lo è l’angoscia, quella che ti travolge quando ti rendi conto che non puoi cambiare nulla di quanto ormai è trascorso, e che comunque non sei in grado (o non ne hai la capacità) di porre un qualche rimedio nel tuo futuro.
E alla fine ti accorgi che hai sprecato la tua vita nel rinunciare a scegliere per te, scopri che solo amando te stesso potevi essere un essere con una sua valenza, utile per sé e per gli altri.
Ma per me tutto questo è stato impossibile: le situazioni che hanno portato a distruggere l’amore per me stessa sono poco importanti, risalgono alla prima infanzia e alla adolescenza: le conseguenze arrivano ad oggi e spero solo di potermene liberare per sempre.
Tu amico mio, gabbiano nel cielo, resta libero e vola, scendi a picco come i tuoi fratelli alati quando vedrai giù in basso qualcosa che ti interesserà.
Godi di ogni occasione di vita e piacere, ama prima di tutto te stesso, non prenderti in giro, non nasconderti dietro situazioni avvilenti, sii sempre e comunque te stesso.
E continua a volare alto nel cielo lanciando il tuo grido, è un grido che conosco bene, sapessi quante notti ho passato in spiaggia da ragazza, o sulle lampare quando si usciva con i pescatori, e al mattino – al rientro – l’aria era piena di gabbiani che gridavano e scendevano in picchiata a prendere il pesce gettato in mare.
È una immagine che ho negli occhi, una musica che ho negli orecchi e voglio immaginare te così.
Non ti sto mandando via, ti sto solo lasciando come devi essere: libero.
Non sto a farti discorsi razionali, non ti parlo di età, malattia, realtà.
Ti parlo solo di rispettare la tua natura: non commettere il mio errore, non rinunciare a te stesso: sei la cosa più preziosa che hai: SEI TU.
Non voglio rileggere le righe confuse che ho scritto, so che non le manderei via mai, ma sento dentro troppo dolore per non volerti spiegare la mia fuga.
Non so se riuscirai a capirla, non è rimpianto per quello che ero, la “bellezza” della gioventù è la gioventù stessa e quella non me la ha portata via nessuno: è dentro di me.
Anche in questo sono stata un fallimento, un Peter Pan mai riuscito a crescere, ma mi sono assunta le mie responsabilità, non le ho mai trascurate, non ho scelto per me mai, solo per gli altri.
Certo, ho rinunciato a me stessa, a ciò che desideravo essere, a quello che volevo avere, ai sentimenti forti, alle passioni della carne, al piacere dei sensi, ma sono rimasta Peter Pan, vivo nell’Isolo che non c’è o , per dirla con Guccini, l’Isola non trovata.

SHOMÈR MA MI-LLAILAH? Lascio a te scoprirne il significato….
Ti aiuto dicendo che fanno parte di Isaia 21, ma troverai la risposta in Guccini…..ma no eccoti qui la risposta: un gabbiano non deve fermarsi a cercare, deve farlo continuando a volare.

Shomèr ma mi-llailah
La notte è quieta senza rumore, c’è solo il suono che fa il silenzio
e l’ aria calda porta il sapore di stelle e assenzio,
le dita sfiorano le pietre calme calde d’ un sole, memoria o mito,
il buio ha preso con se le palme, sembra che il giorno non sia esistito…

Io, la vedetta, l’ illuminato, guardiano eterno di non so cosa
cerco, innocente o perché ho peccato, la luna ombrosa
e aspetto immobile che si spanda l’ onda di tuono che seguirà
al lampo secco di una domanda, la voce d’ uomo che chiederà:

Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell
shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell
shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell…

Sono da secoli o da un momento fermo in un vuoto in cui tutto tace,
non so più dire da quanto sento angoscia o pace,
coi sensi tesi fuori dal tempo, fuori dal mondo sto ad aspettare
che in un sussurro di voci o vento qualcuno venga per domandare…

e li avverto, radi come le dita, ma sento voci, sento un brusìo
e sento d’ essere l’ infinita eco di Dio
e dopo innumeri come sabbia, ansiosa e anonima oscurità,
ma voce sola di fede o rabbia, notturno grido che chiederà:

Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell
shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell
shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell…

La notte, udite, sta per finire, ma il giorno ancora non è arrivato,
sembra che il tempo nel suo fluire resti inchiodato…
Ma io veglio sempre, perciò insistete, voi lo potete, ridomandate,
tornate ancora se lo volete, non vi stancate…

Cadranno i secoli, gli dei e le dee, cadranno torri, cadranno regni
e resteranno di uomini e di idee, polvere e segni,
ma ora capisco il mio non capire, che una risposta non ci sarà,
che la risposta sull’ avvenire è in una voce che chiederà:

Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell
shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell
shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell
shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell
shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma m-lell…

E in Isaia si dice così:
- Oracolo sull’Idumea.
Mi gridano da Seir:
“Sentinella, quanto resta della notte?
Sentinella, quanto resta della notte?”.
- La sentinella risponde:
“Viene il mattino, poi anche la notte;
se volete domandare, domandate,
convertitevi, venite!”.

Vola Gabbiano amico mio.
Ti voglio bene
Lio

16 maggio 2002