



Avete mai provato a parlare con un monitor? O meglio, a scrivere con le dita parlando con la voce della mente e dirigendo questo pensiero ad un foglio elettronico che ovviamente sta su di un monitor?
È una strana sensazione a cui io dovrei essere ormai abituata da anni, ma talvolta riesce ancora a meravigliarmi.
Oggi per esempio, dopo la nevicata di ieri, è una giornata splendida, con un sole accecante e caldissimo. Una di quelle giornate che anche solo un anno fa mi avrebbe fatto correre fuori armata di macchina fotografica a fare centinaia di foto. Ora questo desiderio resta in sordina, lo sento ancora, ma è come se non avessi la forza per farlo spostare dalla sfera delle cose desiderate a quella delle cose realizzabili.
È lunedì ed è strano che io lo sappia, di solito infatti non so mai il nome del giorno. Per me in fondo sono sempre uguali e quindi poco importa dare loro un nome, se ne ho bisogno guardo il calendario del PC e voilà so che giorno è. Fa freddo (in Italia direbbero “stretti da una morsa di gelo polare” ma qui -15 è una temperatura normalissima) ma c’è uno splendido sole, caldo caldo ed abbagliante. Attraverso le finestre dello studio [cliccando su studio potrete andare alla galleria delle foto e vederlo, amo l’idea che chi legge possa immaginare dove sono a scrivere
] la neve abbaglia, bianca e soffice, ancora pulita.
È decisamente un periodo molto faticoso, il morale è a pezzetti e il fisico pure.
E a questo punto debbo ammettere che le due cose sono strettamente legate e uno tira a fondo l’altro e non so quale dei due faccia maggior danno. Mi sento prigioniera in un luogo buio da cui non sono in grado di uscire ![]()
Per cui mi sono trovata una “cima” ( in senso nautico) cui attaccarmi per non affondare e mi sono rimessa a lavorare sul mio sito.
Ed eccoci qui, finalmente si chiude un anno … ma per cosa visto che ne inizia un altro che non sarà differente dal precedente?
Mi sto perdendo nei meandri oscuri della mia mente, vivendo e rivivendo situazioni che non riesco a superare. Sembra quasi che io abbia scelto tutto questo come forma di autolesionismo, ma io non lo ho scelto! Lo vivo e basta.
Vorrei potermene liberare ma é come essere caduta nelle sabbie mobili: più ti agiti e più vai giù. E ne sono perfettamente cosciente, ma non ho la capacita’ o forse la forza, per cercare una via di scampo.
É proprio vero: il tempo corre e non si ferma per nessun motivo.
E cosí arriva dicembre con la sua obbligatoria atmosfera di feste e di gioia, di riunione familiare e .. “tutti buoni” intorno all’albero!
E se uno non si sente cosí? Che deve fare? La risposta a mio avviso sarebbe: << Sii quello che senti dentro>>.
Ma invece non é mai cosí e non lo sarà nemmeno quest’anno. Quello che ho dentro non ha nulla di festaiolo o di luminoso: mi sforzo a vedere e creare le situazioni colorate e calde del Natale, ma io dentro non ho nulla del genere. In certi momenti sento e vedo solo il buio totale, altre volte mi sento solo circondata dalla nebbia. Ma nessuna di queste situazioni mi dà allegria. Solo che per Natale si deve essere allegri, avere espressioni felici, fare facce soddisfatte.
Vedete, io amo la sincerità e recitare non mi viene spontaneo. Probabilmente il vero motivo di una vita fallimentare, é proprio non essere mai stata capace di essere diplomatica e di fingere.
Sono davvero giornate strane, mi pare di essere nella nebbia. Eppure qui in Canada di nebbia non ne ho praticamente mai vista ![]()
É forse solo una nebbia personale, come la famosa nuvola dell’impiegato del vecchio Fracchia. Ma mi sta portando via ogni forza e mi lascia qui a cercare di vedere qualcosa più in là della nebbia verso cui dirigermi.