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Anche questo è andato….

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Pubblicato il 16 dicembre 2013 - Categoria: Sfogarsi aiuta
Anche-questo-è-andato....

C’è il sole, splendido.
È molto freddo, circa -20° e soffia un vento che ti porta a percepire la temperatura come molto più bassa. Diciamo che fuori “feeling like” -30° cioè percepisci almeno un meno trenta gradi.
Eppure per me uscire per pulire la neve caduta ieri, sgombrare il drive way è sempre un momento atteso, che mi dà gioia. A sempre sono innamorata del candore della neve, vederla ed esserne circondata mi fa sentire bene. Piango quando non nevica e mi esalto quando le previsioni danno allarmi per la neve. Ieri è nevicato tutto il giorno, saranno caduti 40/50 cm di neve ed oggi c’è il sole. Una combinazione perfetta.
Un tempo sarei uscita armata di macchina fotografica a fare centinaia di foto ovunque: tutto è talmente bello con la neve fresca. Sembra di vivere in una favola, in quel mondo “migliore” che accompagna i sogni. Tutto è pulito e ti fa pensare poi al piacere di rientrare in casa, ad un camino acceso, al calore dell’essere insieme, a quanto bello sia stare con gli amici.
Beh, questi sono solo i miei pensieri ovviamente…. Voli pindarici di una mente che si attacca a tutto per restare ancora viva.
Per farla breve, oggi era una giornata così: speciale, di quelle che io attendo sempre. Di quelle in cui – un tempo – facevo i tuffi nella neve e agitando braccia e gambe gridavo; “Sto nuotando a rana”!
Proprio così. E non sto parlando di quando, nella preistoria, ero una bambina. No, sto parlando di ora, da quando sono in Canada, parlo anche solo di due o tre anni fa. Ma con il decadimento a picco della mia salute quei pochi anni significano una vita!
Ma si impara ad accontentarsi quando non hai altra scelta e quindi io alla sola idea di uscire nella neve con lo snowblower (la macchina spazzaneve) ero piena di aspettative e di gioia.
Ormai credo che questa cosa, la pulizia della neve con lo snowblower, sia l’ultima cosa che mi è rimasta, di cui sono sempre stata gelosissima. Non ho mai concesso a nessuno di farla. Poco importava il freddo, la fatica o altro: era MIA e basta. Marco, mio figlio o Elio, mio marito, potevano solo essere delle “spalle”, aiutare con la pala e spingere i residui davanti allo snowblower.
Ma il lavoro di fare del nostro driveway il più pulito dell’intero quartiere, era mio e guai a chi si permettesse anche solo di mettere un segno sulla coltre perfetta di neve.
Fino a un’ora fa. Ora è finita anche questa. Prima discutere con mio marito perché ovviamente secondo lui non sono più in grado di farlo. È vero, faccio fatica a stare in piedi ed anche a camminare. Devo appoggiarmi a tutto e le spese (che poi sono anche le uniche uscite di casa che faccio) riesco ancora a farle solo se non durano troppo a lungo e solo perché mi appoggio al carrello.
Ma certo, so bene che uso il carrello come persone che hanno almeno venti anni più di me o stanno recuperando dopo un ictus o una paresi, usano il famigerato “girello”. Il cervello mi funziona ancora e quindi so bene quale sia la realtà, ma in fondo lo snowblower era meglio di un carrello, è molto più pesante e non ha bisogno di essere spinto giacché ha le marce. E soprattutto il potere fare questa cosa mi faceva stare bene, mi dava un momento di serenità…… Ma ovviamente non sono più capace di fare nemmeno quello, evidentemente non so più nemmeno valutare altezza e direzione di dove la neve va sparata, evidentemente ormai non sono proprio più in grado fare nulla.
Conosco mio marito, è buono. Ed ha la pazienza di un santo, Mi sopporta da ben oltre trenta anni e il fatto che riesca ancora a farlo può solo dire quanto paziente sia, quanto sia in grado di sopportare.
Io so come sono, e non solo quello che sono diventata, ma quello che sono sempre stata. Ho sempre preteso di fare io tutto, e di conseguenza dagli altri, da quelli che mi sono stati vicini, ho sempre preteso altrettanto. Sono stata una donna insopportabile. Insopportabile soprattutto come moglie, come compagna di vita e come madre. Ho sempre preteso il massimo da tutti, spronando, rompendo l’anima, parlando, sputando sangue. Ho perso tante persone per strada per questo motivo e ne sono sempre stata consapevole. Mi hanno odiato in tanti e questo “odio” mi ha sempre raggiunto come acido. E mi ha fatto male. Ma io non riuscivo a cambiarmi, io ero sempre la solita stronza che non si risparmiava e chiedeva, pretendeva la stessa cosa da tutti.
Non serve a nulla dire oggi: “mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa”. So che se dovessi riavvolgere il film della mia vita e rigirarlo, farei lo stesso. Quindi non esiste una scusa per quelli come me!
Ma esiste comunque una punizione. Una tremenda punizione. Avere solo la capacità di aspettare che quelli come me incappino in problemi, fisici o psichici, poco importa. Aspettare che scoprano di non potere più essere efficienti, di non riuscire più a fare quello che facevano. E quando questo momento arriva portare loro via tutto, poco alla volta fino a quando non resta più nulla.
Non credo esista una rivincita (non voglio chiamarla vendetta, non nel caso mio almeno. Le persone della mia famiglia sono tutte troppo buone perché vogliano vendicarsi.) migliore nei confronti di persone che ti hanno “schiacciato” per interi anni.
E tu non puoi fare nulla. Anzi se possibile sono io stessa a peggiorare le cose. Perché più il fisico o la mente perdono i pezzi, più io mi convinco di essere una incapace a tutto. E nulla ti toglie le capacità dell’insicurezza che cresce dentro.
E così oggi ho perso l’ultimo frammento di sicurezza, l’ultima cosa che aspettavo con ansia. E avere qualcosa che attendi con gioia è importante, riesci a guardare avanti e vedere ancora almeno una cosa che vuoi fare, che attendi con desiderio. Per me era la neve, era il piacere di questi momenti a contatto con lei. Finite le passeggiate con la macchina fotografica, finiti i giri di scoperta o le ricerche di qualcosa che desideri, finite le attese di persone, di amici, di contatti umani.  Era rimasta questa attesa della neve. Ora non esiste più nemmeno quella. Che ci sia la neve o meno da oggi in poi non avrà più importanza. Non ci sarà più il controllo con mesi di anticipo per sapere che tipo di inverno avremo, quanto neve ci sarà. Non cercherò più su Wiki quali siano le città più nevose qui in Canada con la speranza nascosta di andarci a vivere. Alla fine si perde tutto, resti solo tu ed il nulla che hai dentro. Un nulla senza speranze. E senza nemmeno più il candore pieno di pace della neve.

  • Beatrice

    Ma da quanto tempo è che stai così male?

    • http://www.LioSite.com/ Lio

      Ciao Beatrice, scusami se non ti ho risposto ma credo di avere (come ho detto altre volte) un problema con gli avvisi dei post. Disqus alle volte li manda e alle volte no ed io difficilmente vengo a rileggere quello che ho scritto qui come sfogo (di cui poi mi vergogno e che se tormssi a vedere probabilmente cancellerei o renderei privato).
      Sono arrivata qui perchè qualcuno su FB mi ha fatto notare che non rispondo a quelli che mi scrivono
      Ed è una cosa che cerco di non fare mai accadere.

      Ecco, allora ho deciso di risponderti, in un nuovo posto che trovi QUI, nel post immediatamente successivo a questo.

  • Gio Ferrari

    Meravigliosa creatura…sei una forza della natura ancora oggi..notte…

    • http://www.LioSite.com/ Lio

      Amica mia, di meraviglioso purtroppo non ho nulla e nemmeno lo ho mai avuto.

      Forza della natura? non so, forse lo sono stata, tanti anni fa. Oggi sono una sopravvissuta, ma una che si lascia vivere forse perché ancora non ha stabilito se sia giusto o meno porre fine al proprio tempo.

      Grazie Gio', per me è ossigeno puro potere leggere delle parole che sono state scritte proprio e solo per me.