



È passato un mese dal mio ultimo scritto qui nel blog, non perché non avessi nulla da dire ma solo perché ormai non sono più multitasking ![]()
Insomma riesco a malapena a compiere una azione per volta ed anche quella con enorme fatica.
Mi sono decisa e sono andata a Montréal da mia figlia Chiara. E ci sono restata per ben due settimane!!
Ed ora è tempo di trarre un po’ di conclusioni, visto che – causa forza maggiore – ho dovuto affrontare una serie di situazioni.
Prima di tutto debbo ringraziare Chiara per avermi permesso di vivere questa esperienza con lei. Per 15 giorni mi sono sentita come in “Una mamma per amica”
!
Insomma, è bello pensare di fare qualcosa per rendere la vita di una persona che ami migliore. Ed io non potevo fare nulla per Chiara salvo quello che ho provato a fare, una “ristrutturazione” della sua casetta: piccoli lavori per renderla più accogliente ed allegra.
Mentre alterno l’aggiornamento del sito al controllo delle centinaia di cartelle, link e documenti che ho raccolto negli ultimi 20 anni, mi ritrovo a fare dei salti in cose dimenticate e forse per questo più incredibilmente piacevoli da ritrovare.
In fondo è come ritrovare un vecchio amico e scoprire che nonostante tutto le cose non sono cambiate, perché se ancora provi lo stesso piacere nell’incontrarlo forse anche tu non sei così cambiata.
Ho trovato per caso questo filmato che mi ha profondamente commosso.
Alla fine avevo le lacrime agli occhi e pensavo al valore enorme che nella mia vita hanno avuto i libri, le letture di ogni tipo.
Avete mai provato a parlare con un monitor? O meglio, a scrivere con le dita parlando con la voce della mente e dirigendo questo pensiero ad un foglio elettronico che ovviamente sta su di un monitor?
È una strana sensazione a cui io dovrei essere ormai abituata da anni, ma talvolta riesce ancora a meravigliarmi.
Oggi per esempio, dopo la nevicata di ieri, è una giornata splendida, con un sole accecante e caldissimo. Una di quelle giornate che anche solo un anno fa mi avrebbe fatto correre fuori armata di macchina fotografica a fare centinaia di foto. Ora questo desiderio resta in sordina, lo sento ancora, ma è come se non avessi la forza per farlo spostare dalla sfera delle cose desiderate a quella delle cose realizzabili.
Dalla mia postazione di controllo (cioé dalla mia scrivania) vedo – oltre i monitors – delle foto; credo siano le uniche che ho per casa. Assurdo per una che ama fotografare come me ![]()
Sono quattro, solo quattro.
Una foto della mia mamma, che dice molto poco e non me la rappresenta per nulla, ma è l’unica che ho e non amo molto guardarla: lei non era così e la mia mente la ricorda vividamente in un modo differente.
“Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po’
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c’è una grossa novità,
l’anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va.”