



Dico a me stessa, che come l’acqua,
scorre via il tempo fra le nostre dita
sulla sabbia che lenta si raffredda,
e penetra svanendo verso il nulla…
e se lo Stige è veramente un fiume
che separa due mondi sì lontani
il suo corso si perde fra i millenni.
Noi conosciamo un fiume senza fondo,
il cui corso non frenano le rive…
viene un momento in cui l’acque sue ingoiano
come ogni altra cosa i nomi umani.
L’acque sue sono trasparenti e oscure,
riempiono tutto e le si può discernere
fra le righe e ascoltare nella musica.
Non entrerai due volte in questo fiume,
né mai potrai conoscer la sorgente
là dove il tempo è quasi addormentato,
avviluppato in un compatto bozzolo
sul duro grembo dell’eternità.
È oggi: tutto l’ieri andò cadendo
entro dita di luce e occhi di sogno,
domani arriverà con passi verdi:
nessuno arresta il fiume dell’aurora.
Nessuno arresta il fiume delle tue mani,
gli occhi dei tuoi sogni, beneamata,
sei tremito del tempo che trascorre
tra luce verticale e sole cupo,
e il cielo chiude su te le sue ali
portandoti, traendoti alle mie braccia
con puntuale, misteriosa cortesia.
Per questo canto il giorno e la luna,
il mare, il tempo, tutti i pianeti,
la tua voce diurna e la tua pelle notturna.
(Cento sonetti d’amor, XLIX)
E un astronomo disse:
“Maestro, parlaci del Tempo”.
E lui rispose:
Vorreste misurare il tempo,
l’incommensurabile e l’immenso.
Vorreste regolare il vostro comportamento
e dirigere il corso del vostro spirito
secondo le ore e le stagioni.
Del tempo vorreste fare un fiume
per sostate presso la sua riva
e guardarlo fluire.
Ma l’eterno che è in voi
sa che la vita è senza tempo
E sa che l’oggi non è che il ricordo di ieri,
e il domani il sogno di oggi.
E ciò che in voi è canto e contemplazione
dimora quieto entro i confini
di quel primo attimo in cui le stelle
furono disseminate nello spazio.
Chi di voi non sente
che la sua forza d’amore è sconfinata?
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